L’Europa interviene per il Coronavirus

Neanche una tragedia dalle dimensioni planetarie e dall’intensità ciclopica come il coronavirus è riuscita a limitare la diffidenza di alcuni Stati Europei verso le scellerate politiche di bilancio poste in essere dalla politica italiana nel corso degli ultimi 30 anni: due settimane di trattative tra i Ministri delle Finanze e migliaia di morti  per arrivare ad un accordo per il pacchetto comune di interventi.

Sono 4 gli strumenti introdotti nelle conclusioni dell’Eurogruppo: finanziamenti già esistenti in cassa per 540 miliardi, e da creare per altri 500 miliardi.

L’utilizzo del MES, European Stability Mechanism, che da fondo vincolante e condizionante delle politiche di bilancio, viene liberato da tutte le condizionalità nel caso in cui lo Stato faccia richiesta di aiuto (fino al 2% del proprio Pil) AL SOLO FINE DI SOSTENERE LE SPESE SANITARIE dirette ed indirette.

Per il nostro Paese, si tratterà di verificare se, anche senza condizionamenti, dato l’elevato debito pubblico creato negli anni, l’effetto finanziario della richiesta (che dovrà comunque essere inoltrata sempre dallo Stato) non possa tradursi in una perdita di fiducia dei mercati finanziari globali, con rischi e conseguenze negative a catena che potrebbero innestarsi. Insomma la valutazione d’obbligo è se la chiamata al Mes possa trasformarsi in un’amplificazione degli effetti finanziari negativi del Covid e ne possa annullare il beneficio d’intervento. Il Fondo sarà operativo tra 2 settimane e sarà disponibile solo fino alla fine dell’emergenza sanitaria corrente: c’è dunque ancora tempo per valutare la necessità d’intervento e studiarne i potenziali effetti, non solo dopo aver sondato la risposta dei mercati nelle prossime settimane agli strumenti dispiegati dall’Ue ma soprattutto dopo la valutazione delle misure sociali e sanitarie poste in essere dall’Italia, apparentemente destinata in pochi mesi ad un riduzione della crisi sanitaria, salvo comportamenti inadeguati della popolazione.

Quindi uno strumento NON OBBLIGATORIO E LIBERO DA VINCOLI se non nell’oggetto della spesa: l’ Eurogruppo nel proprio documento ha altresì specificato che solo alla fine dell’emergenza sanitaria i Paesi dovranno tornare a curare nuovamente i loro fondamentali economici.

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Il SURE, un prestito temporaneo che va ad integrare i fondi per la disoccupazione dei singoli Paesi a condizioni particolarmente favorevoli e per un importo complessivo massimo di 100 miliardi di euro.

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Ampliamento dei prestiti della BEI, che hanno disponibilità liquide da dedicare a piccole e medie imprese per 25 miliardi che potranno tradursi in prestiti fino a 200miliardi.

Qualche dubbio sull’effetto moltiplicativo immediato di queste spese d’investimento in un contesto d’emergenza come questo e comunque una cifra molto contenuta d’intervento.

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Il nuovo RECOVERY FUND, fondo ancora da capitalizzare e sul quale  tecnici e Consiglio Europeo dovranno lavorare nei prossimi giorni anche per individuare programmi specifici finalizzati a rilanciare l’economia dell’ Eurozona. Obiettivo: sostegno e ripresa dei sistemi economici.

 

Un ruolo importante viene affidato al prossimo quadro finanziario pluriennale dell’Unione Europea che dovrà inevitabilmente riflettere approfonditamente l’impatto della crisi COVID.

L’Eurogruppo ha altresì specificato che sarà necessario che i Paesi destinino i propri sforzi alla creazione di posti di lavoro di alta specializzazione, insieme all’attuazione di riforme per sviluppare, senza indugio, resilienza e competitività (e sarebbe davvero il momento per l’Italia).

Un pacchetto di  interventi dalle dimensioni complessivamente mai attuate sinora ma limitato a voler considerare l’impatto della crisi e la misura delle singole economie:  fondamentale comunque per proseguire nell’ottica della coesione, sostenere i sistemi sanitari pesantemente gravati, mantenere l’occupazione e preoccuparsi da subito per evitare i rischi di una recessione più pesante di quella del 2008-2011.

Ora, si passa ai fatti.

 

 

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