Sostenere la crescita, senza far esplodere i conti.

L’Italia rimanda la sperata uscita dalla procedura di infrazione europea sui conti pubblici a causa di un deficit eccessivo che non è riuscito a stabilizzarsi in una percentuale inferiore al 3%.

Certificato dall’Eurostat, il deficit è il risultato di manovre per il Superbonus che hanno sostenuto il sistema economico italiano principalmente negli anni 2021-2023, ma che si sono tradotti in un pesante carico per il sistema della finanza pubblica.

L’Italia puntava ad uscire dalla procedura di infrazione già nel 2026, ma il dato del 2025 che la posiziona con un deficit del 3,1%, sposta questo traguardo al 2027 oppure al 2028.

Nel giugno 2024 il Paese è entrato nella procedura di infrazione con un deficit ammontante al 7,4% del pil, notevolmente al di sopra del target del 3% e senza poter essere considerato un momento di passaggio a se stante ma un problema strutturale.

Il superbonus ha generato una esposizione dello Stato molto superiore alle stime iniziali, imponendo una revisione dei conti presentati in precedenza.

L’anno 2023 è stato l’anno in cui si è consolidato questo sbilanciamento rispetto alle previsioni del Def 2023.

Nel 2023 il costo è stato di 160 miliardi ma solo in quell’anno si è avuto uno squilibrio complessivo di 39 miliardi rispetto alle somme inizialmente previste

I margini di manovra del governo restano pertanto limitati e alcune misure decisamente asfittiche, al fine di rientrare nei parametri UE.

Dovranno infatti essere mantenute le coperture (tagli di spesa e nuove entrate) che permetteranno limitate misure espansive.

Le misure espansive riguarderanno:

-ulteriori riduzioni della pressione fiscale sul lavoro dipendente, con l’obiettivo di aumentare il reddito disponibile sostenendo i consumi senza far ulteriormente deragliare i conti pubblici,

-aumento degli incentivi alle imprese per l’aumento degli stipendi: facendo crescere il reddito delle imprese si previene il ricorso alla flessibilità ed al sottocosto del lavoro, stabilizzando ulteriormente il sistema,

-sostegno della conciliazione lavoro – famiglia, anche aumentando il bonus mamme, tentando di arginare il crollo demografico ed avendo impatto positivo sul Pil a medio termine,

-attivazione di finanziamenti aggiuntivi alla spesa sanitaria, per migliorare il livello dei servizi e tenere sotto controllo la stabilità sociale,

-adozione di misure per le Zone economiche speciali e sulla Legge Sabatini, in modo da continuare ad agevolare l’industrializzazione avanzata, incentivare l’efficienza energetica e la digitalizzazione,

-adozione di bonus edilizi che moltissimo hanno contribuito al sostegno del sistema economico nella circostanza straordinaria del Covid ma con circostanze più limitate (ad esempio per le aree sismiche) e con percentuali ampiamente ridotte rispetto al passato,

Gli obiettivi sono sempre quelli di sostenere consumi ed investimenti, pur mantenendo entro determinati margini le possibili manovre.

Obiettivo di crescita dichiarato nel DEF presentato oggi per il 2026, lo 0,6%.

Ancora tanto, troppo contenuto.

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