European Stability Mechanism: le regole che danneggeranno l’Italia se la politica non interviene

In questi mesi si sta discutendo in Unione Europea la riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità (European Stability Mechanism detto altrimenti Fondo Salva Stati): si tratta di un fondo permanente, finanziato dai Paesi membri dell’Unione europea, istituito nel 2012, già intervenuto nella crisi di diversi Paesi e banche entrate in difficoltà finanziaria.

Il Fondo agisce ad evitare che vengano coinvolti in focolai di crisi nascenti su debito pubblico o sulle banche gli altri Paesi membri dell’Unione europea: per evitare il contagio vengono erogati aiuti finanziari.

L’Italia è il Paese più interessato alla scrittura delle nuove regole di funzionamento per via del fatto che il nostro debito aumenta di anno in anno, grazie non tanto alle politiche espansive che avrebbero potuto dare benefici a breve e medio termine rendendo il debito più sostenibile, quanto perché il Paese si indebita per finanziare le politiche di consenso elettorale grazie alle quali ogni Governo, di qualunque colore, ha raccolto voti.

L’Esm sta per essere trasformato in un Fondo Monetario al pari del più rilevante Fondo Monetario Internazionale: il problema sono le condizioni a cui bisognerà sottostare per richiedere questo sostegno.

L’idea che si sta portando avanti è quella di istituire due linee di credito per i Paesi che faranno richiesta di aiuti: una dedicata ai Paesi con i conti in ordine e l’altra per i Paesi con difficoltà strutturali.

La PRECAUTIONARY CONDITIONED CREDIT LINE sarà erogata ai Paesi che nei due anni precedenti la richiesta di assistenza non hanno riportato disavanzo superiore al 3% del Pil, hanno un debito inferiore o uguale al 60% del Pil o sono impegnati in una traiettoria di rientro nel parametro, non sono soggetti ad una procedura per disavanzo eccessivo e hanno contemporaneamente un debito sostenibile.

LA ENHANCED CONDITIONS CREDIT LINE sarà concessa a chi non rispetta uno dei primi parametri: in questo caso il Paese sarà costretto a sottoscrivere un accordo (Memorandum of Understanding, che richiama alla memoria gli accordi firmati dalla Grecia nel 2015) e dovrà impegnarsi a portare avanti le riforme necessarie per eliminare le vulnerabilità e le criticità del sistema.

Chiaramente l’Italia nelle attuali condizioni finanziarie rientrerebbe nel secondo gruppo: in caso di intervento saremo soggetti a pesanti condizioni, a riforme (mai attuate dai nostri politici perché ogni riforma ha dei costi politici incalcolabili, basta pensare alla Legge Fornero) e, con elevatissima probabilità, anche ad una ristrutturazione del nostro debito pubblico.

Il nuovo MES potrà infatti richiedere al Paese richiedente aiuti una ristrutturazione del proprio debito:

potranno essere ridotte le cedole degli interessi,

potranno essere prolungate le scadenze dei titoli,

potrà essere addirittura decurtato l’importo capitale sottoscritto che deve essere restituito.

Ciò significa che chiunque abbia sottoscritto titoli del debito pubblico potrà trovarsi in seguito fino ad avere una somma diversa e inferiore in caso di ristrutturazione imposta dal MES.

A partire dal 2013 tutti i nostri titoli possono essere soggetti a ristrutturazione ma dopo aver superato ben due maggioranze: quella di tutti i titoli emessi e quella di ogni singolo titolo (dual limb).

Con la single limb (che sarà applicata a partire dal 2022) tutti i titoli del debito pubblico superiori ad un anno saranno automaticamente coinvolti e vi sarà necessità di avere una sola maggioranza per poter ristrutturare il debito. Dunque, strada più libera per procedere.

Con questo procedimento non solo si rischia di andare contro il dettato Costituzionale previsto all’articolo 47 sulla tutela del risparmio ma vi sarebbero rischi enormi sia per la tempistica necessaria per ottenere il benestare di tutti i creditori – ritardando il processo di finanziamento da parte dell’Esm – nonché gravi rischi e ripercussioni nel caso in cui il nostro Paese abbia una impellente necessità finanziaria.

In caso di sostegno fornito dal Mes si rischierà comunque di essere sottoposti ad un rigido Memorandum che potrebbe, in maniera prociclica, condizionare negativamente un’economia che è stata capace di essere asfittica anche in periodi di prosperità dell’Unione Europea così costringendo il nostro Paese ad immani sacrifici.

La soluzione oggi risiede nella necessità di ridurre l’esposizione del debito pubblico, incanalarlo su una traiettoria fortemente discendente come mai è stato fatto in maniera sostanziale negli ultimi anni ove si è cercato di dar seguito a tutte le promesse elettorali.

Attuare politiche espansive, destinare fondi agli investimenti, combattere l’evasione, riformare i tempi della giustizia, allentare la burocrazia, sono i primi fondamentali passi per far convergere l’economia verso un debito che diventi sostenibile.

Il quadro è attualmente aggravato dal fatto che l’Italia non ha rappresentanti in seno all’attuale ESM: le decisioni più rilevanti saranno prese dal Managing Director sia in termini di verifica delle condizioni finanziarie sia per il via libera necessario all’ottenimento di aiuti.

Verrà infatti  fortemente depotenziato il potere politico di intervento e mediazione della Commissione Europea, al fine di affidare ad una sorta di automatismo i controlli di bilancio e l’erogazione dei sostegni necessari.

Sarà il Mes ad avere sempre più potere di analisi e decisione, oltre ad essere l’unico organismo con una vera e propria potenza finanziaria di fuoco pari a 700 miliardi di capitale di dotazione (di cui 410 erogabili per prestiti).

Peraltro, ottenere un prestito erogato dal Mes sarà una precondizione per poter partecipare agli OMT (Outright Money Transactions): il piano straordinario di acquisti sul mercato primario (diretto degli Stati) e secondario (mercato vero e proprio) che la Bce ha tra gli strumenti di politica monetaria per preservare l’integrità della zona euro (misura mai posta in essere sinora).

Nel nostro Paese quasi il 70% del debito è detenuto da soggetti italiani: banche, imprese, privati, fondi di assicurazione.

Sarà un problema collocare i titoli, con lo spread che potrà salire alle stelle,

sarà un problema gigantesco praticare una ristrutturazione del debito perché si intaccheranno i risparmi privati

e sarà dolorosissimo fare le riforme, andando ad incidere sulla situazione economica e sociale di un Paese.

La politica è lontanissima da questa realtà, e, fatto ancor più grave, nonostante il problema sia discusso da mesi presso l’Unione Europea ed il primo documento ufficiale sia stato stilato dai Ministri delle Finanze nel corso del primo semestre 2019, sia con la manovra del Governo giallo verde che con la manovra in discussione, si è scelto comunque di aumentare il debito.

 

Ps. La procedura di trasformazione dell’Esm in questi giorni è stimolata dalla Germania. Il Mes può intervenire anche per sanare le crisi finanziarie degli Istituti di credito, e in Germania ci sono due banche estremamente problematiche che potrebbero far scattare la scintilla della crisi nei prossimi mesi.

 

ESM

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