Il penultimo Consiglio della Banca centrale europea a guida Draghi

Raramente si è assistito ad una cosi grande incertezza su quali siano le prossime mosse di politica monetaria che saranno comunicate oggi dalla BCE durante quello che sarà il penultimo consiglio direttivo a guida Draghi.

Il contesto non aiuta, perché si sta attraversando un momento di passaggio dall’attuale gestione alla futura Presidenza Lagarde (dal 31 ottobre in poi). Pur essendo Draghi e Lagarde dichiaratamente entrambi posizionati su misure “accomodanti” che affrontino in maniera ottimale la difficile situazione economica che si sta facendo strada, fino alla conferenza stampa resta il dubbio su quali azioni potranno essere poste in essere.

Il “pacchetto di stimoli significativo e d’impatto” preannunciato oltre 2 mesi fa tenderà a dare forza al ciclo economico, ma potrà essere variamente configurato:

possibile la ripartenza e l’ampliamento del Quantitative Easing (interrotto dalla fine del 2018) o una sua diversa taratura, alzando il limite degli acquisti per le nuove emissioni dei titoli di Stato (attualmente fermi al 33% delle emissioni per ciascun Paese),

abbassamento dei tassi di interesse (attualmente il tasso di rifinanziamento principale è 0 mentre quello sui depositi è al negativo 0,4%), anche intervenendo per un sistema diverso della remunerazione delle riserve in eccesso delle banche – c.d. “tiering” – visto che gli Istituti bancari restano fortemente penalizzati nei margini di redditività dai bassi tassi,

modifica della “forward guidance”, le indicazioni prospettiche che anticipano gli atteggiamenti di politica monetaria e inducono le aspettative. Attualmente la visuale temporale è stata dichiarata fino alla metà del 2020,

possibilità di una diversa misura per il TLTRO (target di finanziamento bancario dedicato agli investimenti  reali delle imprese) che potrebbe favorire gli Istituti.

Certamente la Banca centrale avrà un ruolo determinante per i mercati finanziari e per il bilancio dell’Italia sull’onere dei titoli di debito ma anche e soprattutto per il sostegno agli istituti di credito italiani che veicolano liquidità all’economia.

Per il momento sappiamo che Lagarde in Commissione al Parlamento Europeo ha affermato

l’indipendenza e l’autonomia della Bce rispetto agli Stati Membri,

che si impegnerà per dare risposte facili e veloci rispetto alle sfide economiche,

che controllerà i mercati finanziari impegnati in una dura sfida dettata da problemi geopolitici (la guerra economico commerciale tra Pechino e gli Stati Uniti in primis) e da un rallentamento economico che si sta trasformando in recessione tecnica almeno per la principale economia  dell’Eurozona e

ovviamente convergerà nel voler portare l’inflazione verso il 2% (sfida tra le più ardue visto che attualmente si sta collocando intorno all’1%).

In questo contesto non aiuta l’inversione della curva dei tassi degli Stati Uniti, più volte in passato segnale premonitore di recessioni importanti.

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