La nota di aggiornamento al Def: la struttura su cui si fonda il futuro prossimo del Paese

Il Consiglio dei Ministri ha approvato lunedì 30 settembre la nota di aggiornamento al Def, l’architrave della prima legge di bilancio di questo Governo.

Una manovra che oscilla tra il 29 ed i 30 miliardi, per la maggior parte assorbita dalla mancata attivazione delle clausole di salvaguardia che prevedevano l’aumento dell’Iva (ipotesi pesantissima che avrebbe fatto crollare i consumi interni) e per la gran parte finanziata da margini di flessibilità da parte della Commissione Europa (circa 14 miliardi) con un deficit che raggiungerà sicuramente il 2,2% del Pil mentre il Governo intende spingere anche su un ulteriore punto decimale in fase di trattativa.

Contesto europeo favorito dalle aperture sui tavoli dell’Unione (che, ricordiamolo, concedono nuovo debito), proprio nel momento in cui le due più importanti economie dell’area (Germania e Italia) subiscono le conseguenze negative delle tensioni commerciali internazionali. La proiezione europeista del Governo, soprattutto nella posizione del Ministro dell’Economia Gualtieri (già Presidente della Commissione problemi economici e monetari) dopo le tensioni di novembre 2018 e maggio 2019 tra la Commissione europea ed il precedente Governo, aiuterà i confronti nella definizione dei conti pubblici. Evitando la prospettiva sovranista l’Europa andrà sicuramente a concedere la flessibilità all’Italia soprattutto sul versante degli investimenti.

Nel progetto però ci sono grandi concessioni e scarsi risultati: la crescita tendenziale, precedentemente stimata a 0,4%, aumenta di un limitato 0,2%. Si otterrà flessibilità ma per limitati margini di crescita, mentre il quadro generale che attraversa l’economia italiana non è roseo da un po’ di tempo. Ad agosto era scesa la fiducia di imprese e consumatori e per questi ultimi sono risultate scoraggianti le aspettative anche nel mese di settembre.

I maggiori proventi di copertura arrivano per le entrate dalla lotta all’evasione fiscale, da cui dovrebbero arrivare circa 7 miliardi. Tra le azioni, ormai certa l’accelerazione sulla moneta elettronica seguendo le indicazioni della proposta di Confindustria: sarà restituita una percentuale dell’importo pagato a chi effettua pagamenti con carta di credito soprattutto nei settori a più alta evasione come il ristoratore e l’alberghiero. Un passaggio delicato che richiederà garanzie da parte degli operatori intermediari in modo da limitare i costi delle transazioni soprattutto per le attività a basso margine di utile.

Dalla revisione della spesa il Ministero si attende 2 miliardi di tagli, mentre la revisione degli sconti fiscali potrebbe portare altri 2 miliardi soprattutto eliminando i sussidi dannosi per l’ambiente e applicando nuove imposte ambientali.

Importanti le risorse recuperate dallo spread che nell’ultimo anno ha assorbito 5 miliardi extra sui titoli del debito pubblico (spalmati nei costi del 2019 e 2020) a causa della retorica “anti euro”. Il risparmio da spread per il 2020 ammonterà a circa 6 miliardi, non escludendo anche il sostegno indiretto della Banca centrale europea che ha recentemente riattivato alcuni canali di politica monetaria con un pacchetto di misure “significative e d’impatto”.

Poca attenzione al calo del debito: il Governo farà raggiungere al debito il nuovo record del 135,7% del Pil per il 2019, prevedendo una piccola riduzione per il 2020 (135,2%) mentre è in progetto un calo di 2 punti percentuali per il 2021.Resta intatto dunque il mancato rispetto della regola del debito già accertato dalla Commissione Europea.

Gli ambiti di intervento della manovra si concentreranno sugli investimenti, con l’incremento di quelli per l’innovazione e per il potenziamento dell’economia verde: in un’ottica anticiclica è un risultato positivo il nuovo orientamento dei 5 stelle da sempre contrari ai progetti infrastrutturali. Già nel programma di Governo il Movimento aveva dichiarato: “sono necessari investimenti mirati all’ ammodernamento delle attuali infrastrutture e alla realizzazione di nuove infrastrutture, al fine di realizzare un sistema moderno connesso, integrato, più sicuro, che tenga conto degli impatti sociali ed ambientali delle opere”. E’ soprattutto sull’ economia verde che sarà spostata l’attenzione: il gruppo politico intende anche inserire la protezione ambientale direttamente in Costituzione, come principio da perseguire in maniera costante ed identitaria (attenzione che già coinvolge in maniera importante il sistema produttivo).

Resta la grave lacuna tutta italiana dell’impossibilità di vedere trasformati con efficienza gli investimenti nel medio e lungo termine: le difficoltà burocratiche ed amministrative rimangono ed impediscono agli stanziamenti di essere utilizzati in maniera tempestiva ed efficace. E’ anche e soprattutto su questo che il Governo dovrà lavorare.

E’ confermata l’intenzione di ridurre il cuneo fiscale in modo da far avvicinare la busta paga lorda e netta dei lavoratori: risorse limitate e non ancora quantificate nel dettaglio rappresentano comunque un primo passo per stimolare i consumi, come non è stato fatto in maniera incisiva durante i recenti periodi di espansione fiscale.

Una discreta e limitata base di partenza, per un Governo che è comunque con le mani legate da un debito pesante in un contesto economico delicato.

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