Bce: continuano gli stimoli all’economia

Nella riunione del Consiglio direttivo della Bce è risultata evidente la frenata dell’economia europea per la quale sono state riviste al ribasso le stime di crescita dei prossimi 2 anni: la maggiore correzione riguarda il 2019, anno per il quale le stime di crescita si sono abbassate dall’1,7% all’1,1% (valore già revisionato in precedenza da un originario 1,8%).

Il rallentamento impatta in misura inferiore sul 2020 (crescita che passa dall’1,7% all’1,6%) mentre la situazione è stazionaria rispetto alle previsioni per il 2021 all’1,5%.

Una congiuntura nel breve termine più debole rispetto a quanto previsto nello scorso gennaio: l’economia è in ripresa ma la crescita, pur restando in territorio espansivo, è più debole del previsto.

Previsioni economiche.jpg

E’ nel quadro macroeconomico che si presentano i fattori negativi che frenano la crescita (come anticipato anche dall’Ocse):

il rallentamento dell’economia cinese,

la Brexit,

la minaccia del protezionismo ed un più

generale rischio geopolitico,

il possibile rallentamento economico degli Stati Uniti che rispondono in maniera sempre più blanda agli stimoli fiscali posti in essere dalla Presidenza Trump.

Non manca un richiamo alle incertezze causate dalla politica economica italiana, oltre al rallentamento del mercato automobilistico tedesco.

Anche l’inflazione è rivista al ribasso all’1,2% nel 2019 (dal precedente 1,6%): l’obiettivo della Banca centrale di portarla al 2% (raggiunto solo nel luglio del 2018) rallenta con la frenata dell’economia e con la discesa del prezzo del petrolio.

Evoluzione previsioni inflazione

 

A fronte del complessivo quadro sono principalmente due i nuovi elementi di politica monetaria comunicati dal Presidente Draghi per contrastare il rallentamento:

l’attivazione di un nuovo piano di finanziamenti a lungo termine – TLTRO – a favore delle banche, in modo che queste possano erogare finanziamenti all’economia a condizioni accettabili e non utilizzino i fondi per comprare obbligazioni di Stato (come accaduto nella prima emissione di questa tipologia di finanziamenti). I prestiti agli Istituti avranno incorporati degli incentivi specifici per mantenere condizioni creditizie di favore per aziende, famiglie e settore privato. Le operazioni avranno inizio a settembre 2019 e termineranno a marzo 2021, saranno lanciate trimestralmente ed avranno la durata di due anni. L’ammontare delle operazioni attivabili da ciascun istituto sarà parametrato al 30% dei prestiti in essere al febbraio 2019, che risultino idonei;

il blocco dei principali tassi d’interesse sulle operazioni di rifinanziamento delle banche e sui depositi che le stesse mantengono presso la Banca centrale, almeno fino alla fine del 2019. Revisionando le aspettative dei mercati che attendevano una risalita dei tassi preannunciata mesi fa, gli stessi resteranno al minimo storico e aiuteranno la ripresa dell’economia;

la prosecuzione delle operazioni di Quantitative easing con il reinvestimento delle quote capitale dei titoli in scadenza al fine di mantenere condizioni favorevoli di liquidità del sistema e farlo continuare a beneficiare degli effetti espansivi.

Evoluzione occupazione

Rallenta dunque la prevista uscita dalle operazioni di sostegno della Banca centrale europea, che si riconferma unico attore protagonista negli interventi di politica economica di fronte a difficili prospettive economiche soprattutto per i Paesi molto indebitati che non hanno dato dimostrazione di voler adeguare i propri conti pubblici ai rischi di mercato.

Un combinato di operazioni importantissime per l’Italia, gravata da oltre 20 anni da una carenza di produttività che ci lascia ai margini delle economie europee anche quando è in atto la ripresa economica.

Draghi foto 2.jpg

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