Perché per l’Italia potrebbero amplificarsi i segnali recessivi

Il 31 gennaio l’Istat ha certificato per l’Italia, con la stima preliminare del Pil dell’ultimo trimestre 2018, la recessione tecnica: il Paese anziché conseguire la crescita del proprio prodotto interno lordo, vede invece i suoi valori scendere per due trimestri consecutivi.

Pil interno

Anche la Germania ha quasi dimezzato le sue stime di crescita per il 2018 portandole da 1,8 a 1% soprattutto a causa dei mercati automobilistici costretti ad adeguarsi ai nuovi standard anti-inquinamento e ad un generale calo della domanda estera.

Il Fondo monetario internazionale si è spinto così a dichiarare che il nostro Paese potrebbe essere uno dei fattori principali di rischio per l’economia globale.

L’Italia ha avuto negli ultimi trimestri le correzioni più ampie del ciclo economico rispetto a tutti gli altri Paesi membri dell’Unione europea: dalla crisi del 2008 ci siamo mossi con tendenze analoghe rispetto agli altri principali Paesi ma laddove il percorso è stato positivo noi siamo cresciuti più lentamente e dove il percorso è stato negativo noi siamo precipitati in misura maggiore. Ragioni note legate all’Amministrazione pubblica non efficiente, al sistema educativo non sempre all’altezza delle sfide, al sistema giudiziario con evidenti rallentamenti ci impongono di avere una bassissima produttività del sistema da oltre 20 anni e su questa produttività non è stato ancora adottato alcun provvedimento efficace: piuttosto, l’orientamento nazionalistico e non di apertura dell’attuale esecutivo, rischia di ampliare queste falle del nostro sistema.

Pil Italia

La chiusura del 2018 in territorio negativo procurerà un effetto trascinamento sui conti del 2019 e si fa dunque ancora più lontano l’obiettivo fissato in legge di bilancio di raggiungere l’1% di crescita nel corrente anno in primo luogo perché la misura più importante (reddito di cittadinanza) prenderà spazio essenzialmente nella seconda parte dell’anno e in secondo luogo perché nella legge di bilancio ci sono misure che possono agire in maniera restrittiva sull’ economia da subito.

Coperture

In sintesi, peseranno sulla posizione recessiva, alcuni fattori legati alla manovra recentemente varata:

*l’onere di un possibile aumento dell’Iva al termine del 2019, con ben 23 miliardi da disinnescare, e questo rallenta e disincentiva investimenti e fiducia di imprese e cittadini;

*l’aumento della pressione fiscale dal 41,9 al 42,3% (tra imposte indirette, imposte in conto capitale e contributi sociali);

*l’assenza di importanti cifre a disposizione per gli investimenti pubblici che possano dare un effetto moltiplicativo per gli investimenti privati: alcune somme precedentemente stanziate sono state procrastinate agli anni successivi, altre sono state delegate ai Programmi finanziati dai fondi strutturali dell’Unione europea delegando alle Regioni una funzione in cui non sempre l’Italia ha espresso il meglio, il piano contro il dissesto idrogeologico dispone di 2,6miliardi recuperati dalla flessibilità dell’Unione europea e non da iniziative proprie del Governo  (mentre gli altri 6,5miliardi sono stati recuperati dalla riunificazione dei precedenti stanziamenti), e addirittura una parte della compagine Governativa vorrebbe bloccare un’opera strategica come la Tav, facendo accollare al Paese anche gli oneri contrattuali della rescissione;

Flessibilità (1)

*la riduzione delle disponibilità a favore delle imprese degli stanziamenti per Industria 4.0;

* il fondato rischio di non incamerare tra le entrate la previsione della fatturazione elettronica, e i 950milioni delle programmate dismissioni immobiliari;

*il peso futuro dei programmi assistenzialisti varati: dagli attuali 6,1 miliardi del reddito di cittadinanza, destinato a passare a 7,7, ma anche della spesa per pensioni, che passerà da 4 a 7,7miliardi.

Questi elementi in buona sostanza corrono il serio rischio di annullare il possibile stimolo portato dal reddito di cittadinanza, da quota 100 e dal meccanismo limitato della flat tax, applicata solo ad una parte molto ristretta di contribuenti.

Per alimentare il clima di fiducia non servono le dichiarazioni di ottimismo, peraltro in alcuni casi davvero fuori luogo, se non si agisce sulle leve principali della produttività del sistema Paese. Di questo è perfettamente consapevole il Governo che, nella lettera con cui ha revisionato, in misura prudenziale, alcune misure della manovra a seguito dell’interlocuzione con la Commissione europea, prevede un mutamento del quadro economico in conseguenza della riduzione del commercio internazionale che inciderà negativamente sulle prospettive di crescita del Paese: nulla però è stato fatto per aumentare la competitività, garantendo prevalentemente operazioni di assistenzialismo.

Correzione Ue

E se è pur vero che non bisogna peggiorare le aspettative, è anche vero che, come ha detto il Governatore della Banca d’Italia Visco, “sulla recessione hanno influito sicuramente i fattori internazionali ma alcuni passaggi nell’azione di Governo sono stati essenziali”.

Vi è il concreto rischio di una possibile manovra correttiva, che annullerebbe quanto di poco espansivo sia stato previsto sinora ed avrebbe addirittura una forza prociclica, in grado di peggiorare l’intero quadro: diventa fondamentale non sottovalutare i segni di recessione.

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