Perché Draghi non allarga la disponibilità di bilancio: si chiama prudenza

Il Governo continua a bloccare i numeri da presentare in Parlamento nella nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza relativamente al rapporto debito – Pil, rifiutandosi di approvare nuovi scostamenti di bilancio come richiesto da diverse forze politiche.

L’inflazione in salita (portata dall’aumento dei costi energetici e di tantissime materie prime) peggiorerà la capacità di spesa dei consumatori così rallentando la crescita e spingerà la Banca centrale ad adottare misure restrittive come l’aumento dei tassi che potrebbe piegare la ripresa scoraggiando gli investimenti, rallentando la ripresa.

Il rapporto debito- Pil continua ad essere previsto in discesa anche se in misura inferiore rispetto a quanto ipotizzato ad Ottobre nel Documento di economia e finanza e ciò prevalentemente in virtù della guerra in corso, che ha minato la fiducia di consumatori ed imprese.

L’aumento dei tassi comporterà l’aumento dei rendimenti dei Btp e della spesa per interessi, aggravando il bilancio dello Stato che pure negli ultimi anni, approfittando dei bassi tassi, ha allungato a migliori tassi le proprie scadenze.

Per il 2022 è prevista anche la progressiva riduzione degli acquisti titoli da parte della Banca centrale, che ha coperto in maniera significativa le emissioni dei titoli itailani negli ultimi 2 anni: l’Italia dovrà cercare nuove prospettive di collocamento per circa 300 miliardi.

Draghi intende fronteggiare in maniera strutturalmente forte l’eventuale rischio dello scenario che potrebbe presentarsi a seguito del fermo definitivo all’importazione del gas russo, che avrebbe gravissima incidenza sui costi di famiglie ed imprese, comportando una drammatica recessione contro la quale non ci sarebbero altrimenti strumenti per agire.

Dunque, il deficit fissato per il 2022 al 5,6% del Pil non potrà essere superato adesso per dare maggiori risorse a cittadini ed imprese, a meno che l’Europa non autorizzi o ponga in atto strumenti idonei.

La pandemia, l’inflazione ed il Covid sono eventi che hanno lasciato segni a lungo termine nella struttura economica del Paese e del bilancio statale: la prudenza del Presidente del Consiglio ha ottime e fondate ragioni ma la domanda chiave diventa allora per quanto tempo il Paese dovrà stringere la cinghia, perché se oggi i numeri sono sotto controllo, con il protrarsi della guerra lo scenario potrebbe peggiorare all’improvviso ed anche piuttosto violentemente.

Ed avrebbe ragione il Presidente del Consiglio.

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