MES sanitario: l’Italia ha un’opportunità da cogliere

Pronta anche per l’Italia la nuova linea di credito del Meccanismo europeo di stabilità: potenza complessiva di 240 miliardi, ha come unica condizione che i fondi siano utilizzati per sostenere spese dirette e indirette esclusivamente di tipo sanitario, per cura e prevenzione.

Ospedali, assunzioni nella sanità, strutture tecniche: l’Italia può programmare immediatamente il rinforzo del proprio sistema sanitario a particolari condizioni di favore.

Procedure semplificate e ridottissimo tasso di interesse, appropriato per l’eccezionalità della crisi:

tasso di finanziamento allo 0,13% per una durata decennale (anziché il 2% come attribuito dai mercati oggi),

spesa iniziale una tantum dello 0,25% e

costo di gestione annuale dello 0,005%.

Un risparmio complessivo per il nostro Paese tra i 5 e i 6 miliardi in 10 anni che potranno essere così destinati ad altre spese o utilizzati per rinforzare il nostro sistema economico duramente provato dalla pandemia.

Anche la durata di 10 anni del prestito potrà essere revisionata e prolungata nel caso in cui vi siano necessità nel corso della gestione della crisi.

La lettera che i Commissari Gentiloni e Dombrowski hanno inviato al presidente dell’Eurogruppo Centeno, conferma che non vi sarà alcun tipo di sorveglianza aggiuntiva se non il controllo della destinazione dei fondi. Non ci saranno missioni “ad hoc” sul piano di rientro, come paventato da più parti in termini di insidiose possibilità future: ovviamente resterà sempre la possibilità che l’Unione europea intensifichi i propri controlli all’aumentare delle difficoltà attraversate dal Paese, ma questo è un meccanismo che viene attivato ogni anno durante il semestre europeo, ed è indipendente dall’attivazione o meno di questa nuova linea del Mes sanitario. La Commissione europea può (deve) ogni anno valutare

– il rischio di stabilità finanziaria per l’intera area e

– la sostenibilità del debito di ogni Paese:

non vi saranno però richieste di aggiustamento macroeconomico aggiuntive o specifiche a carico dei Paesi che chiederanno l’intervento del fondo.

In merito l’Eurogruppo ha già verificato che ognuno dei Paesi abbia un debito sostenibile, dunque tutti oggi possono farne richiesta.

ITALIA 1

ITALIA 2

Ogni Paese dovrà produrre un Pandemic Reponse Plan in luogo del Memorandum of Understanding che ha accompagnato la consueta operatività del Mes sino ad oggi.

In passato il fondo è già intervenuto per il sostegno di Paesi che presentavano difficoltà di accesso al mercato dei capitali: grazie a tale intervento hanno potuto migliorare le proprie condizioni economico- finanziarie ottenendo una buona ripresa economica e riducendo la disoccupazione. E’ stato così per Spagna, Portogallo Irlanda e Cipro.

Il Meccanismo europeo di stabilità è stato finanziato in termini di quota di partecipazione con 14 miliardi da parte del nostro Paese: come ogni veicolo finanziario potrà emettere titoli di debito il cui ricavato potrà essere dall’Italia usato immediatamente, a partire dal 1 giugno, differentemente da quanto accadrà con il Recovery Fund, che deve ancora essere regolamentato e che partirà solo nei mesi a venire, probabilmente non prima del 2021.

L’Italia potrà chiedere finanziamenti fino a dicembre 2022 e per un importo fino a 35 miliardi e 800 milioni: una cifra importante per rinforzare oggi il nostro sistema sanitario.

Nulla esclude che il finanziamento possa essere restituito prima della scadenza dei 10 anni: sarebbe buona cosa che si iniziasse a programmare il rientro e la tecnicalità con cui chiuderlo proprio per dare idea della nostra affidabilità.

Le spese sanitarie sono inaspettate ed ingenti, vanno affrontate subito e con decisione, senza incidere sulle normali emissioni del debito pubblico: 37 miliardi fanno comodo all’azione di Governo, che deve essere, ora più che mai, rapida e tempestiva.

Non vi è nessuna forma di segnalazione o stigma di mercato nel contrarre questo finanziamento anche perché le difficoltà sanitarie dell’Italia sono ormai note al mondo.

Tocca al Parlamento ora approvarne o meno l’utilizzo: il tempo corre e non possiamo permetterci di perderlo solo per timore laddove esso rappresenta una minima goccia nel mare magnum dei 2400 miliardi del nostro iperbolico debito pubblico.

Se la pandemia dovesse continuare nei mesi a venire, la recessione sarà davvero profonda. Il Pil rischia di precipitare per almeno il 10% (già previsto dalla Commissione Europea che, come sopra detto, ha considerato il nostro debito sostenibile) e non possiamo permetterci di perdere tempo, anche perché con la prossima manovra da 55 miliardi avremo esaurito il potenziale di esposizione per il 2020.

L’Italia dimostri, proprio con il Mes, di essere affidabile e che i timori sui rischi sono totalmente infondati: programmi un piano di rientro in anticipo, e dimostri al mondo (e ad alcuni italiani) ciò che vale.

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