Eurogruppo del 4 dicembre: Meccanismo europeo di stabilità e Unione bancaria

L’Eurogruppo non delibera sul Meccanismo europeo di stabilità e viene rinviata a gennaio la discussione conclusiva, con la prospettiva di far firmare le modifiche al Trattato entro gli inizi del 2020.

Il punto di accordo è una revisione delle clausole con le quali si ristrutturerebbe il debito del Paese che farà richiesta di aiuto finanziario al Mes: attualmente è prevista una doppia maggioranza per la ristrutturazione (quella di tutti i detentori dei titoli del debito pubblico e quella dei detentori del titolo interessato dalla ristrutturazione). Nella prima scrittura della riforma si ipotizzava una sola maggioranza per poter autorizzare la ristrutturazione al fine di facilitare il processo. La proposta è che venga inserito un meccanismo di “sub-aggregazione”: un tecnicismo che permetterà il formarsi di una maggioranza idonea sulle cui caratteristiche si svilupperà il lavoro dei tecnici prima della firma.

Il problema per l’Italia nasce dall’altro elemento in discussione nel “pacchetto di riforma”: per approvare la garanzia europea dei depositi bancari (ultimo tassello per la formazione dell’Unione bancaria europea) alcuni Paesi chiedevano che nella valutazione del capitale delle banche si tenesse conto del peso specifico, contemperato con il rischio, dei titoli di Stato detenuti da ogni Istituto, e quindi come fossero necessari accantonamenti pesati per i titoli che coinvolgerebbero le banche in caso di default Paese.

L’Italia ha ottenuto che non sia fissata nel dettaglio la road map, cioè la tempistica per arrivare all’obiettivo della garanzia europea dei depositi bancari (quindi non ci saranno tempi stretti e ben scanditi) ma ha aperto, per la prima volta, anche tramite le parole del Governatore Visco ieri in audizione alla Camera, che si possa avere un limite alla concentrazione dei titoli di Stato nei bilanci bancari (di cui l’Italia è piena).

Una penalizzazione per gli Istituti di credito italiani che dovrà comunque andare di pari passo con la valutazione specifica, oggi assente, anche dei derivati rischiosi, i cosiddetti Level2 e Level3, che interessano e pesano molto sui bilanci di alcuni Istituti bancari stranieri.

 

UNIONE BANCARIA MODIFICATO

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