La fine di Alitalia (voluta e pagata da tutti)

Entro il 21 novembre i Commissari di Alitalia avrebbero dovuto ricevere un’offerta vincolante da parte del Consorzio pronto a rilevarla, ma tutti i componenti sinora si sono fermati.

Tre sono le soluzioni che si prospettano oggi:

nazionalizzazione (sinora i contribuenti hanno investito 9 miliardi ma l’azienda non è dello Stato),

messa in liquidazione e fallimento (con possibilità di aggiudicazione ad un prezzo irrisorio dai più agguerriti concorrenti),

l’ennesima proroga (l’ottava!!!) per tentare di salvare il salvabile.

I partecipanti all’iniziativa di salvataggio al momento sono:

  • Delta Airlines, che intende partecipare con 100 milioni di capitale (si è dichiarata disponibile ad aumentarlo nel tempo) alla quale è stato chiesto di cedere ad Alitalia alcune rotte profittevoli nel nord america: gli statunitensi lo farebbero pur di controllare la presenza di Lufthansa in Usa. In contropartita, per mantenere in equilibrio il piano economico, ha richiesto esuberi al Governo per 3000 unità;
  • Lufthansa a cui è stata chiesta una partecipazione al capitale. L’intervento sarebbe piuttosto strategico, passando da un’alleanza con Delta e Air France (Sky Team) ad un’alleanza esclusiva con United Airlines (Star Alliance) che avrebbe ripercussioni importanti sul suo conto economico: è questa la fondamentale ragione per cui i tedeschi non si sono esposti sulla quota capitale. Anche Lufthansa ha chiesto 2800 esuberi, dopo essersi vista rifiutare l’offerta di diversi mesi fa per un numero di esuberi superiore ed offrendo disponibilità cospicua per l’acquisto;
  • Atlantia (gruppo Benetton) che rimane in una situazione di incertezza sul fronte concessioni autostradali e pertanto dubbiosa se partecipare ad una operazione così pesante ed impattante sul proprio conto economico;
  • Ferrovie dello Stato, che ha garantito che la sua partecipazione in Alitalia non metterà a rischio gli investimenti nella rete ferroviaria.

Alitalia intanto continua a perdere quasi 1 milione di euro al giorno, ha assorbito 9  miliardi dai cittadini italiani, e sta per beneficiare dell’ennesimo “prestito-ponte” di 400 milioni.

Ricapitolando: Atlantia aspetta il Governo,

Lufthansa aspetta Delta,

Delta aspetta Lufthansa,

Ferrovie dello Stato aspetta tutti.

Il Ministro dei trasporti si dichiara positivamente orientato per un closing della trattativa intorno al mese di marzo 2020, se non fosse che i Commissari avevano legato il prestito ponte alla formazione della cordata che presentava l’offerta e che questa cordata ad oggi non c’è.

Un’agonia che trascina ancora di più nel baratro i 22 mila lavoratori collegati direttamente ed indirettamente ad Alitalia,

che presenta un’Italia a due velocità con aziende che vengono continuamente sovvenzionate dallo stato mentre gli imprenditori privati affrontano da soli le proprie difficoltà, un’azienda a cui vengono abbuonati gli interessi sul prestito mentre gli imprenditori privati arrancano per trovare fonti di finanziamento di sussistenza.

Non trascurabile l’ipotesi che Lufthansa voglia cannibalizzare Alitalia spolpandola se dovesse andare in liquidazione.

Una compagnia aerea di bandiera debole è l’auspicio degli speculatori, e, in questo caso, posizione di forza dei lavoratori.

Nel frattempo nessuno si è preoccupato di efficientare l’azienda per farla tornare alla redditività, o ha attivato dei meccanismi virtuosi di lunga durata per la riduzione dei costi di gestione: ma questa è l’Italia, quella gestita dalla politica.

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