L’Italia nella morsa delle scelte forti del Governo

Lo spread tocca quota 330 punti, sviluppando preoccupazione nei membri del Governo: non ha avuto successo il collocamento dei titoli di Stato per il mercato retail andato in asta oggi, connotandosi con scarsi volumi.

Anche la Borsa mostra segni di cedimento per le Banche italiane: gli occhi sono tutti puntati sul giudizio della Commissione europea atteso per domani.

L’ Italia potrebbe vedersi aperto anche un rapporto sul debito (previsto dai Trattati sull’evoluzione della posizione debitoria), che potrebbe essere il primo passo per l’apertura della procedura d’infrazione per debito eccessivo.

Il Governo aveva reinviato il 15 novembre a Bruxelles pressoché lo stesso quadro generale della manovra già inviato il 15 ottore scorso: l’Italia non rispetta gli impegni adottati nel 2018 e continua a mantenere gli obiettivi di finanza fuori dai parametri, giustificando peraltro la deviazione dalle regole europee per contenere l’aumento della disoccupazione e con la volontà di agire in maniera anticiclica rispetto agli attuali rischi di rallentamento economico.

L’Istat aveva recentemente rilevato come il mercato italiano fosse in frenata per il secondo mese consecutivo, anche sul fronte dell’export, ma, ciò nonostante, il Governo non ha modificato la sua posizione, limitandosi ad intervenire solo su cifre irrisorie.

Ha aggiunto una sorta di clausola di protezione impegnandosi a vendere patrimonio immobiliare e mobiliare pubblico nel caso in cui il Prodotto interno lordo non crescesse nel 2019 secondo le previsioni indicate: con questa operazione, che dovrebbe far acquisire a Cassa depositi e Prestiti diverse partecipazioni azionarie ed immobiliari, vi sarebbe il concreto rischio che la medesima Cassa possa rientrare nel perimetro del complessivo debito pubblico italiano (oggi non lo è) e finire per appesantire l’intera posizione nazionale, come era stato paventato dall’Eurostat già in precedenza.

L’Istat ha contestato anche i contenuti interni della manovra: secondo l’Istituto i provvedimenti sulle imprese, che hanno visto aumentare la soglia dei ricavi per beneficiare del regime forfettario,  porteranno benefici soltanto al 7% delle società interessate, mentre oltre il 30% avrà un carico fiscale in aumento.

L’Ufficio Parlamentare di Bilancio ha invece passato all’esame il provvedimento “quota 100” che revisiona in misura minima il sistema pensionistico: coloro che sceglieranno il pensionamento anticipato perderanno tra il 5 ed il 30% della somma accantonata con i calcoli contributivi. Peraltro non sarebbero sufficienti i fondi se l’intera platea decidesse di utilizzare la formula di uscita anticipata: occorrerebbero 13 miliardi anziché i 7 stanziati.

La Banca Centrale Europea, per tramite del Presidente Draghi, ha nuovamente messo in evidenza che per i Paesi molto indebitati aumenterà la vulnerabilità in caso di shock derivanti dalla messa in discussione dell’architettura finanziaria dell’Unione europea, o se vi fosse un contagio finanziario conseguente per gli altri Paesi.

Il Fondo monetario Europeo ha apprezzato il rilancio degli investimenti e l’attuazione di semplificazioni normative previste nella manovra (seppur con pochi fondi aggiuntivi), mentre è risultato di tutto rilievo il programma di miglioramento dell’inclusione sociale. Ha sostenuto però che non vi sarà crescita con questo tipo di manovra perché gli stimoli rischiano di essere assorbiti dall’aumento dello spread che sta corrodendo la struttura finanziaria delle banche e mette il Paese a rischio che in caso di crisi: se dovessero essere poste in essere delle misure di consolidamento, il rallentamento potrebbe trasformarsi in recessione.

L’Italia resta appesa ad un filo.

 

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