Il decreto che impatterà negativamente su imprese e lavoratori

Approvato in Consiglio dei Ministri il primo decreto “di contenuto” già denominato Decreto dignità. Composto di 4 sezioni (misure per il contrasto al precariato, misure per il contrasto alla delocalizzazione e alla salvaguardia dei livelli occupazionali, misure per il contrasto alla ludopatia, misure in tema di semplificazione fiscale), prioritariamente l’intenzione è stata quella di ridurre il grado di flessibilità e precarietà nel mercato del lavoro.

Demandati al Parlamento gli interventi sulla somministrazione, i voucher ed il lavoro occasionale, il decreto ha previsto delle strette rilevanti:

*in caso di licenziamento illegittimo l’indennità massima da corrispondere sale da 24 a 36 mesi,

*i contratti a termine (oggi con durata massima 36 mesi) non potranno durare più di 24 mesi,

*i contratti a termine saranno senza causale solo per i primi 12 mesi, mentre la stessa sarà necessaria per i rinnovi e potrà coprire solo una di queste ipotesi:

-ragioni temporanee ed oggettive, prevalentemente estranee all’attività ordinaria,

-ragioni di incremento temporaneo dell’attività,

-ragioni stagionali;

*i contratti a termine potranno essere prorogati massimo per 4 volte (anziché le 5 attuali);

* aumenta il contributo dello 0,5% ad ogni rinnovo del contratto a termine e si aggiunge al contributo dell’ 1,4% già in essere che va ad alimentare il Fondo Naspi (indennità di disoccupazione). L’intero contributo sarà comunque restituito al datore di lavoro in caso di trasformazione del contratto a tempo indeterminato;

*tutte le previsioni normative dei contratti a termine contenute nel decreto vengono estese ai contratti di somministrazione;

*il contratto a termine potrà essere impugnato dal lavoratore per ricorso, entro 270 giorni e non entro i 120 attuali;

* le nuove disposizioni si applicano ai contratti a tempo determinato di nuova sottoscrizione e quelli in corso di rinnovo a partire dalla data di emanazione del decreto.

Effetti positivi dalla scomparsa dal decreto di alcune originarie intenzioni:

intervento sul lavoro dei rider, per i quali è stato avviato un tavolo per definire un contratto nazionale dei fattorini. Anche i rapporti di lavoro della gig economy saranno oggetto di un provvedimento separato,

non vi sono previsioni sui contratti a tempo indeterminato di somministrazione (staff leasing), quei casi in cui le aziende assumono a tempo indeterminato e poi forniscono manodopera ai clienti con i contratti di somministrazione,

esclusa l’iniziale previsione del tetto del 20% ai contratti a tempo determinato che avrebbero dovuto essere contingentati dalle Agenzie del lavoro.

Pesanti e numerose le contestazioni del mondo imprenditoriale: causa l’irrigidimento delle regole, i datori di lavoro sono certi di andare incontro ad un periodo di incertezza, oltre che dover ulteriormente affrontare contenziosi (soprattutto per l’applicazione della causale nel rinnovo dei contratti a termine). Particolarmente penalizzati sono i settori di terziario e turismo, per loro natura primi utilizzatori di contratti di lavoro elastici che permettono di affrontare la stagionalità delle attività. Parte fondamentale del sistema produttivo italiano, sono soprattutto le imprese piccole e medie quelle che potranno essere penalizzate dal decreto: politicamente ne potrà risentire la base leghista.

In generale, sono state adottate una serie di misure che proteggono i lavoratori ma indeboliscono la spinta all’occupazione dei datori e la possibilità di creare nuova occupazione. Il decreto imposta quasi una sorta di punizione per le aziende che, peraltro, se adottano contratti a termine o somministrazione, stanno già  garantendo delle tutele fondamentali. Le conseguenze potrebbero vedersi a distanza di pochi mesi con una diminuzione dell’occupazione (anche perché le misure hanno applicazione immediata).

Completamente sottovalutata, con questo provvedimento, la cura della produttività del lavoro che in Italia è particolarmente bassa ed è tra le più deboli dell’eurozona: i mercati finanziari valutano la produttività del Paese e delle sue prospettive, e prossimamente potranno considerare negativamente l’impatto sullo sviluppo futuro dell’adozione del decreto.

Aumentare il risarcimento in caso di licenziamento illegittimo appesantisce le incertezze normative per gli investitori, che vedono cambiare continuamente le regole (sui contratti a tempo indeterminato ci sono stati almeno 6 interventi negli ultimi 6 anni).

Non sono state ascoltate le parti sociali: è stato adottato il provvedimento d’urgenza senza confronti di sostanza per evitare di intaccare le attuali programmazioni aziendali che contavano su contratti che ora vengono stravolti senza passare per un periodo di riflessione e mediazione.

Contratti a tempo determinato agosto

(fonte Sole 24 ore su elaborazione Datagiovani)

Da ultimo i costi: previsti circa 3 miliardi per il complessivo decreto, che vanno ad aggiungersi alla possibile manovra correttiva prevista entro l’anno (tra i 9 e i 10 miliardi).

Resta la speranza che provvedimenti futuri possano rettificare la corsa al ribasso che potrà intraprendere l’economia con questo intervento.

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