La riforma dell’Eurozona. Le proposte dell’Italia.

27 febbraio 2018

Al di là delle promesse elettorali, questo è il riepilogo del contenuto delle proposte di riforma dell’Unione Europea approvate il 7 febbraio scorso dalle Commissioni riunite
Bilancio e Politiche dell’Unione europea
della Camera dei deputati,

che impegnano il futuro Governo per i prossimi tavoli nella definizione delle linee dell’Unione e

contengono la richiesta di importanti vincoli e condizioni.

LA TABELLA DI MARCIA PER IL COMPLETAMENTO DELL’UNIONE ECONOMICA E MONETARIA
La necessità di riformare l’Unione europea passa per una riscrittura delle sue regole (rango primario i Trattati, rango secondario gli accordi intergovernativi).
L’insieme di queste norme non si è rivelato tempestivo ed efficace per gestire le situazioni di crisi (tanto che si sono dovute introdurre misure eccezionali come il piano Junker e il Quantitative Easing della Bce).
La riscrittura delle regole europee con la tempistica indicata dalla Commissione europea non supererebbe, nel periodo di transito, la fragilità attuale del sistema e le Commissioni hanno richiesto che

– venga inserita la possibilità di emettere strumenti di debito pubblico comune per sostenere gli investimenti ed avere un’assicurazione contro la disoccupazione in caso di shock improvvisi,
– venga creato un bilancio specifico per la zona euro,
– vengano riviste le politiche fiscali in modo che esse diano incentivi che garantiscano la crescita,
– vengano stimolati gli Stati membri nella spesa per investimenti anziché nella spesa corrente, SCORPORANDO DAL CALCOLO DEL DEFICIT ALCUNI INVESTIMENTI IN SETTORI STRATEGICI,
– vengano concordate tra gli Stati membri e l’Unione europea delle linee per una riduzione sostenibile, graduale e concordata del debito dei singoli Stati.

NUOVI STRUMENTI DI BILANCIO
Sono stati proposti dalla Commissione nuove linee di bilancio per dare maggiore stabilità alla zona euro: fondi
per permettere ai Paesi di realizzare le riforme strutturali,
per entrare nella zona euro,
per mantenere i livelli di investimento in caso di shock economici.
Le Commissioni hanno approvato la proposta di nuove linee di fondi (che saranno definite a maggio, nel momento in cui la Commissione presenterà il quadro di finanziamento per gli anni 2021 – 2028) a condizione che vi sia:

– la possibilità che possa essere applicata più agevolmente la clausola di flessibilità, consentendo che vi siano deviazioni momentanee dagli obiettivi fissati dalle regole europee,
-l’attivazione automatica di alcuni fondi in presenza di tassi elevati di disoccupazione.

MINISTRO EUROPEO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE
Questa nuova figura (che potrà anche essere Vicepresidente della Commissione Europea) sarà incaricata di mantenere il dialogo con i Parlamenti nazionali e dovrà migliorare la risposta delle istituzioni europee in caso di situazioni economiche e finanziarie di particolare criticità.Potrà anche attivarsi nelle operazioni di politica monetaria della Banca centrale europea (particolare rilevante, considerata l’indipendenza della BCE).

Cercando di evitare che tale Ministro si trasformi in uno strumento per soli maggiori controlli, l’approvazione delle Commissioni è stata vincolata all’attribuzione, alla medesima Istituzione, di un bilancio dell’area euro.

FONDO MONETARIO EUROPEO
L’istituzione del Fondo monetario europeo (che si baserebbe sulla struttura dell’attuale Fondo salva Stati) disporrebbe di un capitale di 700 miliardi attualmente già fornito dagli Stati (80 liquidità e 620 garanzie) ed è destinata a dare una maggiore stabilità finanziaria sia
intervenendo in caso di finanziamento diretto verso gli Stati membri sia
in qualità di prestatore di ultima istanza per le crisi bancarie.
Agirebbe con una maggioranza dell’85% anziché con l’unanimità (caratteristica attuale del fondo salva Stati).

Le commissioni hanno approvato con la richiesta per il nuovo Fondo Monetario Europeo di poter collocare titoli anche sul mercato primario e non solo a banche ed istituzioni finanziarie, al fine di raccogliere anche capitali privati e potenziare la raccolta di capitale.

INSERIMENTO DEL FISCAL COMPACT NELLE DIRETTIVE EUROPEE
Completamente respinta la proposta di inserire il Fiscal Compact nelle Direttive Europee (mentre la Commissione Bilancio del Senato aveva approvato).

Condizioni importanti imposte dalle Commissioni parlamentari, per il Governo che si impegnerà nel prossimo difficile cammino politico.

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