Le decisioni della Banca centrale europea e della Federal Reserve in piena pandemia

Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea, come ampiamente previsto nelle precedenti settimane, ha ricalibrato gli strumenti di politica monetaria al fine di sostenere l’economia duramente provata anche dalla seconda ondata del Covid 19, con misure che continueranno sino a quando non giudicherà definitivamente terminata la fase di crisi portata dal coronavirus.

Negli Stati Uniti le politiche monetarie restano pressoché invariate ma cambiano gli elementi a supporto degli interventi.

In entrambi i casi misure massiccie e determinanti a sostegno della ripresa economica, che fanno archiviare, ancora per qualche mese, i rischi connessi all’eccesso di liquidità.

TASSI D’INTERESSE

In Unione Europea saranno mantenuti agli attuali livelli minimi almeno sino alla fine della pandemia: il tasso principale resta sullo zero, il tasso sui depositi allo 0,5% mentre il tasso sui prestiti marginali resta allo 0,25%.

Negli Usa restano fermi  (tasso principale pari a 0 e tasso depositi a 0,25%) mentre l’acquisto di titoli pubblici resta al ritmo di 120 miliardi di dollari al mese (titoli del debito pubblico per 80 miliardi e titoli garantiti dallo Stato per 40 miliardi)

E’ cambiato però concretamente l’obiettivo prioritario della Fed, che porterà avanti il suo programma di acquisto titoli fino a quando non ci saranno sostanziali miglioramenti sul fronte dell’occupazione, a causa dei considerevoli rischi legati alla pandemia. Quindi la forward guidance resta ancorata a queste nuove condizioni, che non sono più soltanto tecniche e legate al funzionamento del mercato monetario ma rappresentano un orientamento effettivo e determinante di politica economica.

TASSI DI CRESCITA

In Unione Europea le stime di crescita sono migliorate per il 2020: non si attende il crollo previsto dell’8% ma del 7,3% mentre peggiorano le stime per il 2021, che da un rimbalzo inizialmente previsto pari al 5% si assesterà solo al 3,9%.

Negli Usa per il 2020 il Pil subirà una contrazione del 2,4% mentre per il 2021 si prevede un rimbalzo del 4,2%.

INFLAZIONE

In Unione Europea si ferma allo 0,2% per il 2020 e potrà salire all’1% nel 2021 per poi arrivare all’1,4% nel 2023. Il rimbalzo del 2021 conterrà la ripresa dei prezzi petroliferi, l’aumento della domanda su vasta scala, la riduzione della pressione al rialzo dei costi dovute ai vincoli d’offerta e l’inversione del taglio dell’iva in Germania.

Negli Usa l’inflazione dovrebbe arrivare più rapidamente all’obiettivo, raggiungendo il 2% entro i prossimi 3 anni.

Le nuove determinazioni della Banca centrale europea

Il programma d’emergenza acquisto titoli (PEPP) finalizzato su classi di titoli, vede aumentare la sua dotazione per ulteriori 500 miliardi (raggiungendo quindi quota 1.850 miliardi) e prolungare la sua durata di ulteriori 6 mesi fino alla fine di marzo 2022: con l’acquisto delle obbligazioni la Banca centrale agisce sulla curva dei rendimenti favorendo così i Governi della zona euro (per l’Italia attualmente i rendimenti sono quasi tutti in territorio negativo fino a 5 anni mentre sono positivi intorno allo 0,5% sulle scadenze a 10 anni). Il piano potrebbe non essere utilizzato per intero e la sua portata potrà essere ricalibrata se necessario. Non rappresenta una preoccupazione l’eventuale scarsità di obbligazioni da acquistare.

Il programma di acquisto attività ordinarie (APP) continuerà al ritmo di 20 miliardi al mese e terminerà poco prima che risalgano i tassi d’interesse principali.

Saranno reinvestite fino alla fine del 2023 anche le dismissioni di quota capitale dei titoli del piano PEPP anche se il roll-off dei titoli sarà monitorato per evitare interferenze con le altre misure di politica monetaria.

Le operazioni di rifinanziamento a lungo termine per gli Istituti bancari (OMRLT III) da utilizzare per erogare credito all’economia reale,  saranno estese di ulteriori 12 mesi (arrivando quindi a giugno 2022) e saranno aggiunte nel pacchetto TLTRO ulteriori 3 operazioni nella seconda metà del 2021 al complesso delle erogazioni già programmate.

E’ stata prorogata la durata delle misure di alleggerimento dei vincoli di garanzia forniti dagli Istituti sino a giugno 2022, mentre l’ammontare totale che le controparti potranno ottenere in prestiti viene portato dal 50% al 55% dei prestiti già erogati all’economia reale.

Si è deciso di offrire 4 operazioni aggiuntive di rifinanziamento a più lungo termine per l’emergenza pandemica (PELTRO) che garantiranno un maggiore sostegno di liquidità alle Banche.

L’andamento del tasso di cambio ha delle implicazioni inflazionistiche a medio e lungo termine: l’apprezzamento dell’euro rappresenta una pressione al ribasso sull’inflazione e per tale motivo sarà tenuto sotto stretto monitoraggio da parte della Bce.

La Banca centrale auspica che vi sia un coordinamento delle politiche fiscali nella zona euro ma consiglia anche che la portata delle politiche fiscali di sostegno sia temporanea nonché adeguatamente mirata alla fase di emergenza.

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