Dai Minibot alla fine dell’Italia nell’euro

Con la finalità di ridurre il debito pubblico, che pesa in maniera imponente sulla valutazione del nostro Paese da parte degli investitori, è stata approvata in Parlamento martedi 28 maggio, una mozione che impegna il Governo  a sbloccare il pagamento dei debiti delle Pubbliche Amministrazioni verso imprese e professionisti che ammontano a quasi 70 miliardi.

Il problema è che la mozione contiene la possibilità di emettere strumenti di pagamento come i Titoli di Stato di piccolo taglio, detti anche Mini Bot. Privi di scadenza ed interessi, potrebbero iniziare a circolare come moneta, con un valore di scambio 1 a 1 con l’euro, e sarebbero inizialmente utilizzati come mezzo di pagamento da parte dei riceventi per il pagamento delle imposte nei confronti dello Stato. I titoli potrebbero inoltre essere trasferibili, al portatore, tranne che all’estero, ed essere utilizzati anche per le transazioni tra privati.

All’emissione di questi titoli le alternative sono due:

o gli stessi vanno ad aumentare il deficit e quindi sono inclusi nella contabilità pubblica facendo detonare la situazione finanziaria del Paese,

oppure rappresenterebbero, se non c’è una uguale sottrazione di equivalente quantità di moneta, una monetizzazione di spesa pubblica.

Nel primo caso si andrebbe contro le regole di contabilità europea scritte per mantenere l’equilibrio finanziario contenute nel Patto di stabilità e crescita,

nel secondo caso, poiché lo Stato eseguirebbe dei pagamenti con una moneta diversa dalla quella legale, vi sarebbe una violazione del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea e del Regolamento EC 974/98, con effetti devastanti sulla considerazione finanziaria del nostro Paese.

Perché è passata questa mozione?

In parte nella non consapevolezza delle conseguenze finanziarie che essa determinerà da parte della classe politica dirigente,

in parte perché la Lega ha sempre espresso la necessità di rivedere le politiche monetarie (sua è la proposta di far diventare la Banca centrale europea prestatore di ultima istanza che attualmente non è) ed il Fiscal Compact (ritenuto elenco di parametri troppo stringenti per far espandere l’economia): inserendo nel sistema un meccanismo nuovo senza attendere i tempi delle discussioni sui temi prepara il terreno per una nuova moneta parallela, i Minibot, appunto. Mancherebbe, dopo la loro emissione, solo la presentazione di un atto normativo contenente la dichiarazione di uscita dall’euro, visto che gli stessi Mibibot, come appena visto, rappresenterebbero già una valuta sostitutiva per l’effettuazione di pagamenti,

la necessità di rispondere con uno strumento rivoluzionario (ma fortemente sbagliato) a possibili speculazioni sui tassi di interesse,

la possibilità di presentarsi davanti alla Commissione Europea, che sta per aprire una procedura di infrazione per via del deficit elevato avendo violato la regola del debito, con uno strumento apparentemente di forza, ma in realtà di debolezza, perché verrebbe emesso nella inconsapevolezza delle conseguenze sui mercati finanziari.

Quale sarà il valore reale dei nuovi titoli

-i creditori delle Amministrazioni pubbliche che potranno utilizzare questa moneta per eventuali scambi con i privati, saprebbero di dover praticare uno sconto rispetto al valore facciale indicato perché i Minibot non potranno essere utilizzati nei mercati esteri:  hanno la consapevolezza di aver ricevuto una quantità reale di moneta dal valore inferiore a quello che avrebbero dovuto avere, e potrebbero richiedere revisioni dei prezzi dei contratti sulla base dei quali l’hanno ricevuta, con incremento nel livello dei prezzi del sistema Paese;

-in caso di uscita dall’euro, il valore reale dei Minibot sarà dunque inferiore a quello facciale, e diventando i Minibot la nuova moneta del Paese, almeno in un momento transitorio, si acquisirà immediatamente una svalutazione della nuova valuta rispetto all’euro.

Quale sarà la reazione a catena che potrebbe innescarsi

– i mercati potrebbero anticipare l’emissione di questi Minibot facendo salire lo spread sui tassi: la Banca centrale non li considererebbe come moneta a corso forzoso e l’importo totale dei Minibot sarebbe visto dalla Commissione europea come deficit aggiuntivo;

-le tensioni sui mercati dei titoli italiani si consoliderebbero con un declassamento del rating del nostro debito pubblico;

-vi sarebbe l’impossibilità, per gli Istituti bancari, di utilizzare i titoli di Stato declassati come garanzia sui prestiti ricevuti dalla Banca centrale, oltre all’impossibilità, dopo il declassamento, per la Banca centrale di acquistare i nostri titoli nel residuo programma del Quantitative easing;

-il crollo dei titoli azionari bancari che hanno nell’attivo i Btp.

Da questo collasso al blocco dei conti correnti bancari il passo sarà breve.

E anche il tempo necessario perché tutto si verifichi.

 

Mozione uno

 

Mozione due

 

 

Mozione tre

 

Mozione quattro

 

mozione cinque

 

Mozione sei

 

mozione sette

 

mozione otto

 

Mozione nove

 

Mozione nove

 

mozione dieci

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