Trump, l’Unione europea e i dazi

Nel marzo 2018 il Presidente Trump ha adottato un provvedimento per l’imposizione dei dazi alle importazioni statunitensi del

25% sull’acciaio,

10% su alluminio,

accordando tra l’altro momentanee deroghe a diversi Paesi (compreso il gruppo dell’Unione europea per il quale l’export di questi prodotti ammonta ad oltre 6 miliardi l’anno).

L’Europa ha cercato un’intesa, non semplice, per evitare l’applicazione dei dazi a partire dal 1 giugno, inoltrando controproposte (basate comunque sull’esenzione permanente dei dazi). Non avendo avuto riscontro positivo, Bruxelles ha organizzato delle misure compensative (già predisposte dal mese di marzo, su dazi e quote) che possano ribilanciare il quadro complessivo.

L’Europa è rimasta ufficialmente unita sino all’endorsement, in terra canadese, del Presidente del Consiglio italiano che ha portato sul tavolo, oltre alla questione dei dazi, anche la posizione del G7 verso la Russia, momentaneamente esclusa dopo l’escalation della crisi in Crimea del 2014.

Tusk nuovo 3

 

Le reazioni all’applicazione dei dazi

Trump aveva inizialmente dichiarato di voler applicare i dazi per proteggere le tecnologie e la proprietà intellettuale statunitense, simultaneamente esplicitando il problema con la necessità di ridurre di 200miliardi di dollari il surplus commerciale cinese (la ragione vera della nascita degli “scontri commerciali”).

La Cina si è rifiutata di aderire alla richiesta, se non in parte, impegnandosi comunque ad aumentare le importazioni dagli Stati Uniti.

Pechino ha inizialmente proposto l’abbassamento di alcuni dazi sulle merci statunitensi (già nel mese di dicembre Pechino aveva ridotto i dazi su alcuni beni di consumo): inizialmente valutando l’ impossibilità odierna di isolarsi,  nonostante abbia programmato di virare la sua economia sui consumi interni, non può farlo da subito perché il suo mercato interno non è pronto e la sua struttura produttiva risulta carente di alcune tecnologie di base che necessariamente devono ancora essere importate.

Oltre alla riduzione dei dazi la Cina ha proposto l’allentamento delle barriere agli investitori esteri, sinora obbligati a realizzare joint venture con partner locali cinesi.

Ha momentaneamente congelato le  misure progettate per reagire ai dazi e contemporaneamente ha tirato in ballo l’Europa quasi a voler ribilanciare le perdite derivanti dall’applicazione dei dazi statunitensi.

Ha ridotto così i dazi all’importazione di prodotti europei (abbigliamento, arredamenti) quasi della metà a partire dal 1 luglio (misura che potrebbe danneggiare in particolare il commercio italiano visto che molti turisti cinesi approfittano dei viaggi in Italia per acquistare vestiario di lusso proprio nel nostro Paese evitando i dazi).

 

Trump ha rilanciato le sue posizioni ordinando ai suoi uffici governativi la realizzazione di un’indagine sulle importazioni di auto negli Usa per stabilire se le stesse possano costituire una minaccia alla sicurezza nazionale. La tesi è che sarebbe compromessa la sicurezza nazionale dato che dall’importazione di veicoli verrebbe danneggiata l’economia nazionale.

Ha altresì ordinato l’apertura di un nuovo fronte di controlli relativamente alle norme europee sulla privacy.

 

La Cina in reazione ha minacciato di aumentare i dazi sulle importazioni statunitensi per un valore di 3 miliardi di dollari.

 

L’Unione Europea ha programmato contro dazi su quasi 3 miliardi di euro di prodotti statunitensi importati, mentre, in caso di limitazione di quote, l’Unione porrebbe sul piatto idonee misure di contro –equilibrio. Per i dazi si è già espresso il collegio della Commissione europea e potrebbero entrare in vigore  a luglio.

L’Unione europea ha anche annunciato un ricorso all’Organizzazione mondiale per il Commercio (WTO) proprio in merito alle politiche attuate da Trump.

 

L’intero processo di botta e risposta è fortemente pericoloso:

non difende il sistema multilaterale di regole a cui si sono ispirati decenni di rapporti,

mette a dura prova anche i rapporti interni al sistema Nato,

rischia di creare divisioni che potrebbero rivelarsi drammatiche per l’Europa nel momento in cui dovrebbe essere invece rafforzata la sua governance.

 

Macron ha dichiarato che l’Europa farà di tutto per difendere i suoi interessi,

la Germania (partner commerciale in prima fila nell’export statunitense)  ha dichiarato di voler evitare a tutti i costi una guerra commerciale per l’Europa,

il Presidente del Consiglio italiano ha presentato una proposta, fuori schema, relativa al rientro della Russia nel G8 senza condizioni, dimenticando:

-che le misure restrittive furono adottate dall’Unione (in alternativa ad un’azione militare) subito dopo l’occupazione della Crimea nel 2014,

-che vi sono molti altri tavoli aperti di enorme rilevanza su cui discutere (Iran, clima),

-che Putin potrebbe vedersi eliminare conseguentemente le sanzioni senza fare alcuna azione sull’Ucraina.

Il Presidente russo, alla richiesta italiana, ha replicato che non è il formato del G7 quello che gli interessa, ma il G20, in cui è attivo partecipante: lo ha dichiarato proprio mentre stilava con la Cina una serie di accordi su energia (compresa l’atomica), industria e trasporti l’8 giugno.

 

Le conseguenze economiche dell’applicazione dei dazi

1)una generale inversione del processo di apertura e globalizzazione che rallenterebbe la fase di ripresa globale mondiale, in special modo per i Paesi che entrano nelle catene globali del valore;

2)in caso di applicazione dei dazi i prezzi dei beni prodotti sul territorio se formati con beni sottoposti a dazi, tendono ad aumentare, così riducendo il potere d’acquisto delle famiglie, soprattutto se i beni sottoposti a dazi non possono essere facilmente sostituiti da altri;

Gli effetti si riverbererebbero così su consumi, investimenti e occupazione;

3) l’incertezza economica potrebbe tradursi in un ritardo di spese per consumi ed investimenti;

4)i mercati potrebbero fuggire dagli investimenti azionari maggiormente esposti;

5) gli istituti di credito chiedere maggiori tassi d’interesse per i maggiori rischi;

6) aumenterebbe la volatilità dei mercati.

 

Lo stato di fatto all’ 11 giugno 2018

Nel lasciare il G7 il Presidente Trump ha proposto di realizzare nel gruppo dei 7 un’area a “barriere zero” nel commercio: né dazi, né quote, né sussidi. Nelle prossime settimane si tenterà di avviare il dialogo da parte del gruppo europeo, sperando che si possa chiudere velocemente questa vicenda per passare agli altri importanti problemi che l’Unione Europea deve poter affrontare.

Per i membri dell’Unione Europea vi è una sola ed unica convenienza: quella di restare uniti, senza sparigliare, con poca prudenza, le carte e gli accordi.

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