Il cammino dell’Europa

2 ottobre 2017

Nonostante la violenza, l’Europa continuerà il suo cammino.

L’Europa ha garantito decenni di pace e si trova oggi costretta ad affrontare il problema della difesa senza poter più contare fermamente sull’alleato americano: la nuova America nazionalista non garantisce più la sicurezza, dato che Trump non vuole restare imbrigliato in processi decisionali multilaterali ma preferisce discutere bilateralmente.

Di fronte a cambiamenti epocali, non possiamo più neanche contare sul Regno Unito: sta cambiando in maniera definitiva l’ordine geopolitico esistente fino a qualche mese fa.

I fondatori dell’Europa pensarono ad una graduale cessione di sovranità politica nel tempo ma la crisi del 2008 ha fatto emergere le debolezze e le differenze tra i Paesi che compongono il sistema europeo, alimentando motivi di malcontento ed insofferenza.
A queste si deve porre rimedio, con davanti le sfide gravi della disoccupazione con l’aumento delle disuguaglianze, dell’ondata migratoria, del terrorismo.

Sono vari i fronti su cui si lavorerà.

Una NUOVA FIGURA ISTITUZIONALE, quella del Ministro del Tesoro/ Finanze /Economia europeo che dovrà svolgere funzioni che attualmente sono in mani diverse (Commissione, Esm, Consiglio Europeo):
*gestire nuove risorse del bilancio comunitario,
*promuovere le riforme strutturali dei vari Paesi erogando agli stessi risorse finanziarie in proporzione dei progressi fatti,
*coordinare gli strumenti finanziari a disposizione, specialmente per i Paesi in crisi o in recessione, con l’istituzione di una assicurazione europea per la disoccupazione,
*garantire la crescita di economia ed occupazione che restituisca ottimismo a famiglie ed imprese.

Dovrà anche sistemare le regole sui bilanci, che rimangono influenzate dalla speculazione dei mercati: gli Stati dovranno poter agire senza subire l’influenza dei mercati finanziari e i mercati dovranno premiare i Paesi che mantengono un comportamento meritevole di fiducia.

Dovrà istituire necessariamente il sussidio europeo di disoccupazione, che intervenga come una forma assicurativa per le situazioni di disoccupazione momentanee: la stessa figura dovrà garantire equilibrio tra solidità di bilancio e solidarietà tra le nazioni, condizione fondamentale perché l’Unione resti tale.

Sarà necessario avere una Unione Europea più leggera, con la figura di UN SOLO PRESIDENTE EUROPEO (figura che potrebbe nascere dalla fusione del Presidente della Commissione e del Consiglio Europeo) per garantire una maggiore velocità ed una maggiore efficienza nei processi decisionali, superando la divisione dei poteri che c’è attualmente.

Dovendo operare con un budget di risorse adeguato, molto probabilmente si comincerà con il mettere in comune una parte di risorse in un’apposita POSTA CONSISTENTE DEL BILANCIO COMUNITARIO, anziché istituire da subito un nuovo vero e proprio bilancio della moneta unica: queste risorse serviranno per politiche a favore della crescita, che sviluppino gli investimenti e operino in senso anticiclico rispetto ad andamenti negativi dell’economia. Le risorse saranno prelevate dalle imposte e tasse che banche e imprese versano allo Stato, con un minor gettito per lo Stato ed un maggior gettito per l’Europa.

Dovrà realizzarsi anche una MAGGIORE UNIONE FISCALE, un maggiore coordinamento delle politiche fiscali attuate nei vari Paesi, per evitare che ci sia una concorrenza per le attività produttive che possono insediarsi in un Paese piuttosto che in un altro. Attualmente il quadro è molto variegato e crea distorsioni e comportamenti opportunistici da parte di Paesi e contribuenti.

Verrà creato inoltre un FONDO PER LA DIFESA EUROPEA e promosso un Programma per lo sviluppo industriale a sostegno dell’industria della difesa: dovrà essere superata l’idea di diversi eserciti, diverse aeronautiche, diverse forze di difesa.

Sarà bene che i nostri politici alzino il proprio naso e guardino all’orizzonte, non pensando a come vincere le elezioni e litigando su questioni che non riguardano il bene dei cittadini, ma pensino a come costruire una nuova Europa nella quale l’Italia possa avere una voce autorevole e legittima.

Il rischio è che ci si trovi davanti una realtà mondiale meno stabile ed un vuoto di potere, oltre ad un nuovo Ministro dell’Economia che potrebbe trasformarsi in un controllore esterno a sorveglianza speciale delle politiche di bilancio italiane.

Soltanto un salto di qualità della classe dirigente potrà aiutare il nostro Paese.

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