I cittadini e la Banca centrale europea

Dal dopoguerra al 1981, quando l’Italia doveva fare investimenti  (e la ricostruzione post bellica è costata tantissimo, dando lavoro e speranze a tutto il Paese), il Tesoro emetteva Btp e se il mercato non li comprava, lo faceva la Banca d’Italia, stampando moneta. Il debito italiano restava in mano alla Banca d’Italia, in modo che il tasso di interesse venisse tenuto sotto controllo e non salisse alle stelle.

Nel 1981 avvenne il divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro e da quel momento  la Banca D’Italia non è potuta più intervenire nell’acquisto dei titoli di Stato. Questo ha comportato un aumento degli interessi  (se non sei finanziato dalla tua banca centrale e devo finanziarti io straniero, mi paghi un interesse alto), e, mentre il debito pubblico aumentava normalmente per le spese che venivano fatte come ogni anno, lo stesso debito raddoppiava per via degli interessi elevatissimi  pagati dal 1982 al 1994 (caddero anche i due governi Spadolini proprio per via dell’attrito –definito “lite delle comari” tra Andreatta e Formica – sui costi per interessi inseriti nelle leggi di bilancio).

L’Italia in quel periodo faceva parte dello Sme, un sistema di cambi abbastanza fissi, che impediva ad uno Stato di poter svalutare la propria moneta nel caso in cui ne avesse bisogno (se hai bisogno di aumentare le esportazioni svaluti per fare in modo che dall’estero le trovino più convenienti e le comprino).

Nel 1986 venne definita in Europa la libera circolazione delle merci, persone e capitali.

Gli elevati interessi che venivano pagati sui titoli di Stato, iniziarono a spostare masse di capitali verso i Btp italiani, anziché essere investiti in imprese produttive di lavoro.

Nel 1992 Amato fece uscire l’Italia dallo Sme, svalutando la lira di circa il 25%  (privatizzando anche  Bankitalia e applicando in una notte una tassa dell’1,5% sui conti correnti attivi).

Nel 1999 Prodi continua il processo di ingresso dell’Italia nell’euro: le condizioni di bilancio erano molto pesanti (il nostro debito pubblico era già elevatissimo rispetto agli altri Paesi europei) e entrando nell’euro non avremmo più avuto la lira da svalutare per aumentare la competitività delle nostre aziende.

Chi beneficiava dell’euro e di questo sistema di cambi fissi era la Germania, sempre molto forte commercialmente, che aveva un marco costantemente rivalutato proprio perché i suoi scambi con l’estero erano e sono elevatissimi ( il surplus tedesco a giugno 2016 è di 300 miliardi, più di quello cinese!!!!!).

Il fatto che SOTTO UNA SOLA VALUTA  come l’euro ci siano contemporaneamente un Paese che dovrebbe svalutare ed un Paese che avrebbe una valuta molto forte per via della sue esportazioni come la Germania, dà un valore medio che avvantaggia ovviamente soltanto il Paese già forte in quanto tiene bassa valuta in cui opera, e non permette di muoversi al Paese debole.

Cosa si fa quando un Paese debole ha bisogno allora di sistemare la sua bilancia dei pagamenti (entrate e uscite da e verso l’estero)?

Bisogna aumentare la sua competitività. Bisogna dunque che si riducano i costi.

E come si fa a ridurre i costi delle imprese se i salari sono bloccati ? Si riducono i costi del lavoro. Qui comprendiamo dove ci porterà la contrattazione di secondo livello (accordo diretto tra impresa e lavoratore) che si vocifera sarà inserita nella prossima legge di stabilità.

Ridurre il costo dei lavoratori è necessario per aumentare la nostra competitività perché non possiamo svalutare la nostra moneta per vendere di più all’estero.

Ma ora torniamo alla Banca centrale. Dicevamo che la Banca d’Italia dal 1981 non poté più comprare i titoli di Stato e che il costo degli interessi da quel momento è aumentato.

Attualmente i titoli di Stato italiani sono sottoscritti alla loro emissione prevalentemente da un consorzio di banche straniere. Dunque sono gli stranieri (prevalenza istituzioni americane) che comprano il nostro debito.

Nel marzo 2015 la Banca centrale europea ha iniziato a comprare i titoli di tutti gli Stati europei sul mercato secondario (cioè non all’emissione visto che ci sono i consorzi di banche che li comprano, ma subito dopo).

Cosa accade quando la Bce compra titoli di Stato? La domanda di titoli aumenta, e per la legge di domanda e di offerta, se c’è molta domanda, il prezzo dei titoli aumenta. Chi ha comprato a 100, rivende a 120, guadagnando 20. Tutte le banche che acquistano e vendono titoli di Stato guadagnano in queste operazioni con la Bce. Questo le compensa perché non facendo più credito a cittadini ed imprese, non guadagnano nella loro normale attività di fare prestiti. Le banche che rivendono alla Bce i titoli di Stato, non hanno però nessun obbligo di reinvestire questa liquidità o questi profitti in prestiti a cittadini e imprese.

Alzare i prezzi dei titoli ha come conseguenza anche quella di abbassare gli interessi che il Paese paga sui suoi titoli di Stato. Questo si traduce in un abbassamento degli interessi su tutte le operazioni bancarie (ecco perché il costo dei mutui oggi è basso). Le banche comunque, anche se gli interessi sono bassi,  continuano a non erogare credito se il cittadino o l’impresa non danno garanzie importanti.

Acquistare i titoli di Stato permette all’Italia di risparmiare sulla spesa per interessi, ma  nonostante questo, il risparmio non è stato mai destinato a fare investimenti, bensì a coprire uscite di varia natura destinate ai consumi (80 euro, sgravio costo del lavoro, tasi), che non hanno prodotto i loro effetti perché i cittadini non hanno fiducia nel futuro.

La Bce ha nel tempo modificato i suoi acquisti di titoli, per dare tempo ai Paesi di portare a casa le riforme volute ( decisioni più rapide, poca rappresentatività a chi si oppone) e il primo pensiero che può venire in mente è che la finanza voglia “governare” e decidere per gli Stati che finanzia. Peraltro ripetutamente Draghi ripete che sono necessarie le riforme strutturali perché la politica monetaria porti i suoi frutti. I bisogni dei cittadini non vengono mai considerati. La Bce opera infatti non per raggiungere la piena occupazione (che non è proprio prevista nel suo mandato) ma per portare l’inflazione verso il 2%. Tutte le manovre sono giustificate riguardo al tasso di inflazione che deve raggiungere il 2%. Ebbene, non soltanto quando il tasso di inflazione scendeva pericolosamente verso lo 0 non fu preso alcun provvedimento, ma sono anni che l’inflazione gira intorno allo 0  e nessuna politica cambia (da notare che mentre l’inflazione gira intorno allo 0, in Italia l’Authority per l’energia elettrica e il gas a giugno 2016 ha comunicato aumento di elettricità del 4,3% e del gas dell’1,9%).

La Bce non spinge per fare quello che faceva la Banca d’Italia prima del divorzio dal Tesoro: finanziare gli investimenti e la ripartenza. Esiste ad esempio il piano Junker, che con 30 miliardi di dotazione iniziale dovrebbe automaticamente moltiplicare gli investimenti fino a 300 miliardi (!!!!) . La Banca centrale non pensa minimamente di stampare euro per finanziare questi investimenti. Pensa a stampare euro per comprare i titoli di Stato facendo abbassare gli interessi e questo risparmio non viene destinato agli investimenti  e pensa a stampare euro per comprare titoli di Stato su cui guadagna chi compra e chi vende  (le banche).

PS1. Non si può non menzionare quanto c’è scritto nell’ultimo bollettino Bce “Bisogna rafforzare il ruolo del Fondo Monetario internazionale come vero centro nevralgico mondiale”  (tradotto:  la Banca centrale europea ci dice che bisogna rinforzare il ruolo degli americani). “Bisogna mobilizzare il settore privato per fornire sostegno di liquidità in caso di crisi” (cioè i cittadini devono intervenire in caso di crisi finanziarie).

PS2. Non si può non menzionare la relazione annuale del Fondo Monetario per l’Italia del 2016 “la riforma costituzionale FACILITA IL PROCESSO DECISIONALE”………………., che si porti avanti un “NUOVO SISTEMA DI CONTRATTAZIONE COLLETTIVA CHE ALLINEI I SALARI ALLA PRODUTTIVITA’”  ed auspica anche una MODERNA TASSA SUGLI IMMOBILI (prepararsi…).

Un’ultima annotazione di carattere finanziario.

Non c’è stata mai tanta liquidità nel mondo (come quella che stanno creando tutte le Banche centrali) come in questo momento o come nei mesi che verranno. Tutta questa liquidità va a caccia di rendimento e si muove con una velocità supersonica da un investimento all’altro, anche grazie alla tecnologia. Spostandosi crea delle bolle perché si creano speculazioni su determinati settori (azioni, obbligazioni, titoli di stato, materie prime). E l’effetto di queste bolle è catastrofico quando scoppiano.

5 risposte a "I cittadini e la Banca centrale europea"

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