L’Italia si incammina verso uno sforamento autorizzato dei conti pubblici, utilizzando la clausola di salvaguardia nazionale, ossia una flessibilità autorizzata dall’Unione europea, a sforare il deficit del 3%, in caso di investimenti in sicurezza energetica e difesa.
LE SPESE ESCLUSE E QUELLE FINANZIABILI
La Commissione europea ha pubblicato l’elenco delle misure, prevalentemente di natura temporanea, che sicuramente non potranno rientrare in questa deroga:
-riduzione delle accise,
-sostegni basati sul reddito,
-misure di risparmio energetico che non permettano miglioramenti strutturali dei sistemi energetici.
Per le misure appena indicate le coperture dovranno essere trovate all’interno del bilancio italiano.
Al contrario,
-Sostituzione caldaie,
-installazione pompe di calore e pannelli solari
-investimenti per centrali nucleari,
-prestiti a tasso agevolato per ristrutturare abitazioni,
-efficientamento e modernizzazione delle reti energetiche e del sistema dei trasporti pubblici,
-investimenti per accelerare la produzione di energie da fonti rinnovabili (solare, eolico, idroelettrico),
-investimenti per la transizione energetica delle imprese e la de carbonizzazione dei sistemi di produzione,
rientreranno negli interventi autorizzabili.
COME FUNZIONA LA CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA
La clausola di salvaguardia consente agli Stati di indebitarsi oltre i limiti previsti dalle norme europee(3% della regola che impone deficit non superiore al 3% del PIL), con vincolo di destinazione delle somme liberatesi.
Le risorse disponibili non andranno pertanto ad incidere sul rispetto del patto di stabilità dell’Unione Europea.
Si tratta pertanto di una deviazione temporanea dal percorso ordinario della spesa pubblica, purché, come specificatamente indicato dalla Commissione europea, i conti vengano mantenuti in ordine ossia venga garantita la sostenibilità fiscale nel medio termine.
I VINCOLI
I Paesi saranno sottoposti a monitoraggio stretto sulle spese sostenute: sarà la stessa Commissione europea ad indicare per ogni misura il livello di dettaglio necessario per ogni comunicazione.
Gli Stati che utilizzeranno la flessibilità finanziaria dovranno fornire informazioni dettagliate su ogni misura due volte l’anno.
LA FLESSIBILITA’ RICHIESTA DALL’ITALIA
L’Italia potrà attivare flessibilità:
– per la sicurezza energetica fino allo 0,6% del Pil nel triennio 2026-2028: si renderebbero così disponibili complessivamente 14 miliardi di euro, suddivisibili in due annualità allo 0,3% oppure 3 annualità allo 0,2% annuo,
-per le spese della difesa militare fino allo 0,9% del Pil nel medesimo periodo, svincolando così circa 21 miliardi da ripartire variamente nell’arco temporale.
I LIMITI DEL NOSTRO PAESE
L’Italia non è ancora uscita dalla procedura di infrazione per deficit (spese-entrate) eccessivo attivata dalla Commissione europea nel 2024: formalmente abbiamo ancora un deficit superiore al 3% ma se a Settembre l’Istat riuscirà a certificare che il rapporto deficit /pil è al di sotto del 3%, l’Italia già nel 2026 potrebbe uscire dalla procedura e questo incrementerebbe tra l’altro i margini di spesa concessi al Paese anche nella manovra di bilancio di fine anno.
LA TEMPISTICA
Il Governo ha avuto il primo via libera dal Parlamento per chiedere la flessibilità complessiva di 36 miliardi (22 alla difesa e 14 alla flessibilità energetica) all’Unione Europea.
La Commissione europea valuterà i programmi a settembre,
l’Ecofin delibererà il 9 ottobre e successivamente il
Governo chiederà autorizzazione al Parlamento per lo scostamento di bilancio.
Ci avviamo ad una nuova stagione di risorse a debito: speriamo non nascano i soliti “disguidi” tutti italiani.
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