Il Consiglio di Amministrazione di Volkswagen ha presentato al consiglio di sorveglianza nelle scorse settimane il suo piano di riassetto del gruppo, con la finalità di aumentare la redditività complessiva, fortemente erosa dai dazi statunitensi e dall’implacabile concorrenza cinese.
La proposta è stata respinta con un corto margine: il programma prevede la razionalizzazione e relativa riduzione del 50% delle varianti di prodotto, la riduzione del 75% delle opzioni di personalizzazione, la stabilizzazione produttiva da fissare a 9 milioni di veicoli l’anno (rispetto agli iniziali 12 pre pandemia).
Tutto ciò comporterà l’incremento dei lavoratori che vedranno tagli occupazionali in aggiunta ai 50mila già in programma dai recenti accordi: 35mila nella casa madre già determinati in una intesa sindacale del dicembre 2024 e 15mila nei marchi Audi e Porsche sulla base di recenti accordi.
I nuovi tagli e la chiusura di alcuni stabilimenti dovrebbero riportare i profitti al primo costruttore europeo: un piano aggressivo che ha allarmato l’intera filiera manifatturiera europea, inclusa quella italiana.
Sicuramente allo stato attuale vi sono alcuni elementi fortemente critici:
-la capacità produttiva attuale è superiore alla domanda, il che comporta un’incidenza di costi per veicolo non proporzionata,
-i dazi statunitensi non accennano a diminuire, facendo ridurre ulteriormente la capacità competitiva,
-la concorrenza dei produttori cinesi avanza in maniera aggressiva, sostituendo gradatamente le preferenze degli acquirenti,
-vi sono sovrapposizioni effettive di modelli nell’ambito dello stesso marchio o comunque tra marchi dello stesso gruppo,
-l’indebitamento del gruppo è elevato rispetto agli utili prodotti, sebbene la redditività sia sostanzialmente stabile, e si rende necessario rifinanziare comunque in ogni modo l’attuale transizione di mercato,
-si rendono necessarie alleanze strategiche al fine di contenere i costi in un’ottica di competitività.
I sindacati sono già in allarme e chiedono chiarimenti e programmi mentre il blocco posto dal Consiglio di sorveglianza alle proposte del Consiglio di Amministrazione è solo temporaneo.
Potrebbe aprirsi una crisi importante che avrebbe riverbero in senso lato nei sistemi economici dell’intera Unione Europea, con coinvolgimento del sistema bancario di sostegno alla filiera e l’apertura di tavoli di continuità operativa o riconversione industriale.
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