A che punto è l’economia italiana alla seconda ondata COVID19. Analisi Bankitalia

Il bollettino della Banca d’Italia fotografa in maniera chiara lo shock macroeconomico che sta affrontando il Paese, ancora incerto nella sua entità e nella sua durata.

IMPRESE

Nei primi sei mesi del 2020 l’attività economica si è ridotta di oltre il 10 % rispetto allo stesso periodo del 2019.

INDUSTRIA E SERVIZI hanno rallentato in maniera straordinaria in tutta la penisola, marcatamente al Nord. Le attività economiche non essenziali che sono state sospese in marzo ed aprile rappresentavano al Nord il 60% del valore aggiunto,  mentre il 51% al Centro e il 44% nel Mezzogiorno. La perdita di valore aggiunto è stata ovunque mitigata dalla possibilità di continuare ad operare per le imprese appartenenti alle filiere essenziali e all’adozione, ove possibile, delle pratiche di lavoro da remoto.

Le misure di contenimento adottate hanno avuto un impatto minore sul settore dei servizi, che hanno un peso di circa il 20% del valore aggiunto in tutte le aree del Paese e che hanno comunque risentito della forte contrazione della domanda intervenuta a seguito dei provvedimenti.

INVESTIMENTI per il 2021 nel Nord e nel Mezzogiorno la metà delle imprese prevede di lasciare invariati gli investimenti mentre solo la metà prevede di incrementarli.

COSTRUZIONI Nel 2019 il settore aveva registrato un’espansione e i dati indicavano buone prospettive di crescita. Soggetto alla sospensione, il comparto edile non ha avuto successivamente una robusta ripresa mentre sono più positive le aspettative per il 2021.

ESPORTAZIONI si sono contratte nel primo semestre del 2020 in tutte le aree rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Per il Nord si sono ridotte le esportazioni di macchinari, prodotti in metallo, autoveicoli, abbigliamento. Nelle regioni meridionali si sono ridotte le esportazioni di prodotti petroliferi mentre al Centro si sono ridotte le vendite di prodotti del made in Italy. Per queste imprese è previsto che la quota degli investimenti resti invariata.

REDDITIVITA’ ED INDEBITAMENTO La redditività d’impresa era riuscita a stabilizzarsi nel 2019 su livelli non distanti da quelli del 2007: avevano contribuito il calo dei tassi e la riduzione del carico fiscale (riduzione aliquota IRES, super e iper ammortamento).

Altresì si era ridotto l’indebitamento, in  tutte le aree del Paese ma in particolare nel Mezzogiorno.

Con l’epidemia sono peggiorati i quadri sia della redditività che dell’indebitamento.

La gran parte delle imprese ha avuto un calo di almeno il 25%, a cui si è associato un forte ritardo negli incassi dei crediti commerciali, che ha comportato un incremento del fabbisogno di finanza esterna per far fronte alle spese non posticipabili. Un terzo delle aziende ha gestito le tensioni di liquidità con dilazioni di pagamento ottenute dagli Istituti di credito o mediante la richiesta di nuove linee di credito.

Nel mese di marzo 2020 sono cresciuti i prestiti bancari alle imprese medio grandi del Centro Nord mentre da giugno la crescita di finanziamenti bancari ha riguardato le piccole imprese di tutto il territorio italiano. I finanziamenti hanno beneficiato degli interventi straordinari del Governo, della Banca centrale europea e delle autorità di vigilanza.

FAMIGLIE

REDDITO, CONSUMI E DISUGUAGLIANZA L’emergenza sanitaria è intervenuta in un contesto di progressivo indebolimento della crescita sia per il reddito disponibile che, in misura maggiore, dei consumi.

Dall’indagine della Banca d’Italia la quota di nuclei che fino al mese di settembre 2020 hanno subito un calo del reddito complessivo (comprensivo degli strumenti di sostegno previsti) è stata pari al 30%, dato in miglioramento rispetto a maggio ove la riduzione di reddito aveva interessato circa la metà delle famiglie.

Le famiglie hanno effettuato anche una ricomposizione della spesa, riducendo i consumi di beni non essenziali.

La crisi economica ha colpito maggiormente le famiglie appartenenti ai quinti più bassi della distribuzione del reddito equivalente, con una maggiore concentrazione nel Mezzogiorno. In quest’area è anche maggiore la quota di famiglie nelle quali il principale percettore di reddito ha un contratto a tempo determinato o è occupato in settori come quello turistico e ricreativo, che molto hanno risentito degli effetti della pandemia. Sempre nel Mezzogiorno è inoltre inferiore la percentuale di occupati che hanno la possibilità di avvalersi del lavoro a distanza.

Il sostegno dato dal reddito di cittadinanza è cresciuto per 300.000 persone nel 2020, rispetto al 1,1 milioni del 2019. Il Governo ha introdotto per l’emergenza sanitaria anche il Reddito di emergenza, uno strumento temporaneo simile al Reddito di cittadinanza ma con criteri meno restrittivi.

IMMOBILI Mentre nel 2019 era continuata l’espansione del numero di compravendite, in salita dal 2015, la crisi da Covid 19 ha avuto importanti ripercussioni sul volume delle compravendite di immobili residenziali che si sono ridotte del 25% nel Mezzogiorno e di circa il 20% nelle altre aree del Paese. Nel 2020 i prezzi sono risultati ristagnanti nel centro Italia mentre sono lievemente cresciuti in tutte le altre ripartizioni territoriali.

LA RICCHEZZA FINANZIARIA Nei mesi di marzo ed aprile si è avuta una espansione dei depositi in conto corrente, in linea con la minore propensione al consumo a seguito delle limitazioni alla circolazione delle persone oltre che per l’accresciuto livello di incertezza economica. Nel bimestre successivo lo slancio dei depositi si è ridotto in concomitanza con le ripercussioni sul mercato del lavoro e dei redditi delle famiglie.

INDEBITAMENTO Nel 2019 vi era stata un’espansione dei prestiti con una forte dinamica sia per il credito al consumo che per l’acquisto di abitazioni, anche grazie alla riduzione del TAEG (tasso annuo effettivo globale) che aveva raggiunto valori molto bassi. Nel primo semestre del 2020 i prestiti hanno invece registrato una forte decelerazione per entrambi le componenti.

Gli interventi governativi e del sistema bancario, varati dalla metà di marzo a favore del credito (sospensione rate e allungamento finanziamenti), hanno sostenuto la capacità delle famiglie di far fronte ai propri impegni finanziari.

MERCATO DEL LAVORO

OCCUPAZIONE E ORE LAVORATE Nel 2019 l’occupazione era lievemente aumentata nelle regioni settentrionali con una dinamica complessivamente più favorevole al settore dipendente rispetto a quello autonomo mentre al Centro e nel Mezzogiorno erano aumentate le componenti di tipo determinato.

Nel 2020, dopo una iniziale stagnazione, le ripercussioni sanitarie fortemente negative sono state intense in tutte le macroaree: il numero di occupati si è ridotto marcatamente nel Mezzogiorno, dove sono maggiormente impiegati lavoratori in posizioni temporanee e nei settori più esposti agli effetti della pandemia (come i servizi connessi con il turismo e con una tipologia di contratti più sbilanciati verso forme di lavoro temporaneo). I vincoli ai licenziamenti e l’eccezionale ricorso a strumenti di integrazione salariale hanno contenuto l’impatto: le ore di Cassa integrazione guadagni e dei Fondi di solidarietà complessivamente autorizzate nei primi 9 mesi del 2020 rappresentano un massimo storico per tutte le macro aree, con maggiore incidenza per le regioni meridionali.

DISOCCUPAZIONE E OFFERTA DI LAVORO Nel 2019 il tasso di disoccupazione era sceso in tutto il Paese nella prima parte del 2020 l’offerta del 2020 si è repentinamente ridotta, anche in connessione con i provvedimenti di restrizione alla mobilità e con i significativi effetti di scoraggiamento causati dalla pandemia, con evidenze maggiori nel Mezzogiorno.

Il tasso femminile è sceso più di quello maschile: sull’ampliamento del differenziale di genere potrebbero aver influito, oltre al peggioramento delle prospettive occupazionali in settori a prevalente presenza femminile, anche le accresciute esigenze di cura di familiari e figli, specialmente a seguito della chiusura delle scuole.

Si è ridotta fortemente l’offerta di lavoro dei giovani e di chi ha più bassi livelli di istruzione.

LE RETRIBUZIONI Le retribuzioni nominali medie nette dei dipendenti nel 2019 erano cresciute moderatamente nel Mezzogiorno, per via dell’uscita dall’occupazione di dipendenti con titolo di studio inferiore. Nel 2020 il trend è continuato per l’uscita dal mercato di una significativa quota di lavoratori del comparto alberghiero e della ristorazione, caratterizzato da salari meno elevati.

Nel primo semestre del 2020 la crescita delle remunerazioni minime stabilite dai contratti collettivi di lavoro è rimasta però sostanzialmente molto moderata, risentendo anche dell’elevata quota di dipendenti in attesa di rinnovo, ad oggi pari a circa l’80% dei contratti.

LE POLITICHE PUBBLICHE

LE AMMINISTRAZIONI LOCALI Nel 2019 le entrate degli Enti locali erano rimaste sostanzialmente stabili (circa 249 miliardi): il lieve calo dei trasferimenti dal Governo centrale (che rappresentano poco più della metà delle risorse complessive delle Amministrazioni locali) era stato compensato dalla crescita delle risorse proprie degli Enti. Erano aumentate le spese sia per via di un deciso rialzo degli investimenti, sia per la dinamica di alcune spese correnti, fra cui le prestazioni sociali.

Per entrate tributarie ed extra tributarie, i tributi propri nel 2019 erano rimasti invariati mentre le entrate extra tributarie (un quinto delle risorse) erano moderatamente aumentate.

La crisi sanitaria, a fine 2020, si stima ridurrà le entrate proprie di almeno l’11%: la contrazione maggiore sarà per i Comuni turistici e quelli di maggiore dimensione.

Sotto il profilo territoriale i meno colpiti potranno essere i Comuni del Mezzogiorno, in virtù delle loro entrate più sbilanciate sui trasferimenti erariali.

Il Governo ha adottato diverse misure per consentire agli Enti il pieno svolgimento delle loro funzioni, fra cui l’istituzione di uno specifico fondo e rimborsi ad hoc delle perdite sulle singole entrate, miranti a compensare quasi interamente le minori entrate proprie attese dell’anno.

LA SPESA SANITARIA Nel corso dell’ultimo decennio le risorse destinate a questo comparto sono state limitate dalle misure adottate dagli Enti con rilevanti disavanzi sanitari a cui si sono aggiunti interventi di contenimento della spesa approvati a fronte della crisi dei debiti sovrani.

Maggiormente nel Centro e nel Mezzogiorno si è ridotta drasticamente la spesa sanitaria pro-capite unitamente agli esborsi per i medicinali.

Prima dell’emergenza il personale sanitario era di numero sensibilmente inferiore rispetto al resto del Paese (98 addetti per 10.000 abitanti, contro 108 nel Centro e 123 nel Nord) ed anche relativamente più anziano. Minore è anche il numero di posti letto a sfavore del Mezzogiorno (32 posti letto per 100.000 abitanti contro 34 nel Centro e 38 nel Nord).

Nei primi 7 mesi del 2020 gli addetti del comparto sanitario sono aumentati di 30.000 unità, e in rapporto alla popolazione, la presenza di personale è aumentata maggiormente per le Regioni del Centro e del Nord, ampliando i divari preesistenti.

Anche per i posti letto in terapia intensiva e in terapia sub intensiva l’incremento è stato più pronunciato per le regioni centro settentrionali, anche se il Decreto Rilancio prevede che, a regime, tutte le aree del Paese convergano verso standard di dotazione omogenei.

DEBITO DELLE AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE Nel 2019 il debito delle AP (42% in capo ai Comuni, seguito dalle Regioni 37%) aveva continuato a diminuire, ora invece risulta interessato dalle necessità finanziarie straordinarie dettate dalla pandemia.

POLITICHE DI COESIONE Con gli interventi destinati al rafforzamento della coesione economica, sociale e territoriale oltre che alla riduzione dei divari di sviluppo regionale, l’Unione Europea ha integrato il prossimo ciclo di programmazione con i fondi straordinari creati per rispondere alla crisi con il Next Generation Eu. Tali risorse sono ottenute a debito sul mercato internazionale e saranno suddivise tra gli Stati membri in base al livello di prosperità relativa ed all’impatto economico della pandemia.

E’ stato inoltre concesso agli Stati membri di utilizzare le risorse a disposizione non ancora impegnate dagli Stati per il finanziamento del settore sanitario e per il supporto alla liquidità di famiglie ed imprese.

LE BANCHE

Nel 2019 è continuato il processo di rafforzamento dell’industria bancaria e della digitalizzazione: capitalizzazione e riduzione delle consistenze dei crediti deteriorati sono stati i fari degli ultimi anni.

Con la crisi dettata dall’epidemia, i finanziamenti alle famiglie si sono ridotti mentre le imprese hanno subito una crescita delle erogazioni anche con l’intervento degli interventi di supporto varati dal Governo (di natura diretta: moratorie e garanzie, di natura indiretta sussidi, contributi e cassa integrazione) oltre che dalle misure adottate dalle autorità di vigilanza per sostenere la capacità delle banche di erogare prestiti. Questa  dinamica di finanziamenti è risultata più debole nel Mezzogiorno.

L’accelerazione del credito alle imprese ha ovunque compensato il rallentamento del credito alle famiglie consumatrici: dapprima le erogazioni hanno riguardato le aziende medio grandi e successivamente le imprese di minore dimensione. Prioritariamente i finanziamenti sono cresciuti nel manifatturiero e nei servizi.

L’incidenza dello stock di prestiti deteriorati sul totale dei finanziamenti è ulteriormente scesa, dimezzatasi rispetto al picco del 2015.

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