L’Italia organizza il suo futuro: le telecomunicazioni

Emerge in piena pandemia il problema cronico dell’infrastruttura più importante del Paese: le telecomunicazioni, il loro piano industriale, l’intervento del settore pubblico.

Gli attori

Da un parte Telecom, il primo operatore nazionale che non può restare in posizione di monopolio, che ha già portato la rete sino all’armadietto sul marciapiede e che da qui deve entrare ancora direttamente nelle case. Telecom che sta scorporando la sua rete secondaria in rame per poterla convertire alla fibra ed ha ricevuto un’offerta dal  fondo americano KKR ,senza però rendere noto un piano industriale sul come andranno ad essere unificate e rese efficienti. Configurazione che dovrà comunque ottenere l’autorizzazione per il Golden Power.

Telecom continua a chiedere, per qualunque soluzione di organizzazione futura delle telecomunicazioni, la garanzia  che la sua resti una posizione di controllo e di gestione della rete, mantenendo le maggioranze per deliberare e la guida di qualunque soluzione societaria verrà a configurarsi.

Open Fiber, che invece con la sua infrastruttura arriva sin dentro le abitazioni e che sta da tempo tentando un accordo con Telecom per realizzare una rete unica. Open Fiber che, ad oggi, ha attuato una duplicazione della rete rivelatasi efficiente in termini di resa industriale sul territorio ma non interprete della soluzione ottimale per la copertura della rete per l’intero Paese.

Il Governo, che deve evitare di ripetere gli errori commessi in Alitalia e altre partecipate pubbliche delle quali accetta politicamente passivamente la non redditività e che deve contemporaneamente garantire:

-la libera concorrenza tra operatori,

-una rete capillare che garantisca parità di accesso alla rete per i cittadini,

-mantenimento dei livelli occupazionali e, ultima nell’ordine ma prioritaria nella programmazione

– un’innovazione tecnologica di livello con gli standard mondiali supportata da importanti investimenti.

Il Governo opera già nelle telecomunicazioni partecipando con Cassa Depositi e Prestiti al 10% in Telecom e al 50% in Open Fiber.

Fermando una prima ipotesi presentata dal M5S che prevedeva la scissione di Telecom in due società che gestiscano da una parte la rete e dall’altra i servizi con Cassa Depositi e Prestiti come primo azionista (che ha incontrato la resistenza di Tim per il controllo), l’Esecutivo sta lavorando alla realizzazione di una società per la rete unica che lavori in modo da completare rapidamente le infrastrutture mancanti e venga colmato il divario digitale ma dove vengano altresì prioritariamente stabilite le condizioni di governance e in cui vadano a confluire sia Telecom che Cassa Depositi e Prestiti (quindi anche Open Fiber) con la partecipazione anche dei provider minori.

Un filo comune dovrà legare la futura scelta operativa: il Paese dovrà essere tutelato da attacchi esterni e le disposizioni legislative varate dovranno sempre mantenere come obiettivo la cybersicurezza e le finalità del Golden Power.

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