Il country report per l’Italia 2019

La Commissione Europea ha pubblicato il Country Report per l’Italia, il documento (inserito nel cosiddetto “semestre europeo”) che fa seguito all’indagine annuale sulla crescita pubblicata a novembre e valuta la situazione e le sfide economiche e sociali di ognuno dei 28 Stati membri.

Mentre l’economia europea continua a crescere (sebbene ad un ritmo più moderato, date le prospettive economiche e le incertezze globali), mantenendo un elevato livello di occupazione e un sensibile miglioramento delle finanze pubbliche, per l’Italia è sempre attiva l’allerta, soprattutto in considerazione delle politiche di bilancio adottate per il 2019.  Insieme a Grecia e Cipro, il nostro Paese presenta squilibri macroeconomici eccessivi relativamente all’applicazione del patto di stabilità e crescita. Resta pertanto di fondamentale importanza affrontare questi squilibri, migliorare le finanze pubbliche, aumentare gli investimenti e fare riforme che aumentino la produttività.

Nel 2018 si sono ridotte le esportazioni e i consumi delle famiglie, mentre gli investimenti hanno perso ritmo: le cause sono da ricercare sostanzialmente nell’incertezza politica interna che abbassa il clima di fiducia delle imprese e dei cittadini e potrebbe rallentare considerevolmente la crescita complessiva del Prodotto interno lordo per il 2019.

Le principali criticità identificate dalla Commissione Europea sono così riassumibili:

grave vulnerabilità creata dall’elevato debito pubblico, che dovrebbe ulteriormente aumentare nel 2019 a causa delle deboli prospettive economiche globali, per via del possibile mancato conseguimento degli incassi da privatizzazioni e dal peggioramento del saldo primario italiano (entrate meno uscite prima del pagamento degli interessi).

Ad incidere sul debito pubblico sarà anche l’aumento della spesa per pensioni: il nuovo regime di prepensionamento segna un passo indietro rispetto alle passate riforme.

un notevole divario di produttività tra l’Italia e l’Unione Europea: mentre la produttività del lavoro è rimasta stabile, la produttività totale dei fattori italiana (cioè con quanta efficienza capitale e lavoro sono utilizzati) è stata la metà dell’Unione europea. Tale valore deriva dal fatto che vi è un basso livello di investimenti, di innovazione, e di sviluppo soprattutto nelle competenze digitali. L’investimento sul capitale umano nel nostro Paese sarebbe utile per ridurre le disparità regionali e in generale aiuterebbe a migliorare la transizione dell’Italia verso un’economia basata sulla conoscenza.

Anche la capacità amministrativa del capitale umano nel settore pubblico è fondamentale per avere la massima efficacia negli investimenti pubblici e nell’utilizzo dei fondi europei, che rappresentano uno stimolo anche per gli investimenti privati.

Complessivamente la Pubblica Amministrazione presenta prestazioni peggiori rispetto agli altri Paesi soprattutto nella digitalizzazione, vi è una grave incertezza sul codice degli appalti che rallenta gli investimenti, la durata dei processi rimane un elemento di preoccupazione in quanto non è stata ridotta sensibilmente rispetto agli anni precedenti e resta ancora da riformare l’intero processo penale.

permane un tasso di disoccupazione elevato, in particolare per le donne (il divario di genere è tra i più elevati dell’Unione europea e la Commissione europea aveva raccomandato interventi per ridurlo) e i giovani, con un tasso di occupazione al di sotto della media Ue. Vi sono enormi disparità di reddito tra le Regioni e rischi di povertà molto elevati.

rischio dell’innalzamento dei rendimenti dei titoli di Stato al verificarsi di situazioni esterne di shock che si ripercuote negativamente sulle posizioni patrimoniali degli Istituti bancari, che vedrebbero aumentare i loro costi di finanziamento. Gli Istituti avevano risanato i loro bilanci in tempi recenti rafforzando le loro riserve di capitale ed eliminando in maniera importante i crediti deteriorati (mediante vendite a titolo definitivo dei crediti incagliati e cartolarizzandone una parte con la garanzia dello Stato).

Aiutate anche dalla riforma del quadro di insolvenza, le banche restano la principale fonte di finanziamento delle imprese (che sono state danneggiate dall’eliminazione dell’ACE – incentivo alla crescita delle imprese – che aveva come obiettivo il loro rafforzamento patrimoniale), che saranno costrette a sopportare maggiori costi.

l’elevata tassazione dei fattori della produzione (lavoro e capitale): l’Italia ha un onere fiscale tra i più elevati dell’Unione europea e la Commissione aveva auspicato miglioramenti in termini di pressione fiscale sulla produzione e richiesto la revisione dei valori catastali immobiliari per spostarvi la tassazione.

Gli adempimenti fiscali continuano ad essere bassi e, seppure incoraggiati dalla fatturazione elettronica, potrebbero essere compensati dal nuovo pacchetto di misure fiscali equivalenti ad un condono.

sono state irrigidite le regole del mercato del lavoro, mentre rimane molto diffuso il lavoro sommerso, in particolare nel Sud.

le politiche sociali potrebbero non avere adeguata implementazione e costituire un onere importante per la Pubblica Amministrazione: il reddito di cittadinanza potrebbe non produrre positivi impatti sull’occupazione perché l’intero sistema dovrà essere completamente implementato.

La capacità di collocamento dei servizi pubblici e la loro efficienza complessiva resta debole, le prestazioni variano notevolmente tra le Regioni e i servizi per l’impiego sono scarsamente integrati con le politiche sociali ed educative.

-restano importanti ostacoli alla concorrenza, soprattutto nei settori dei servizi alle imprese, commercio e dettaglio, che risentono di una regolamentazione eccessiva.

permangono importanti squilibri territoriali: le Regioni del Sud hanno una debole capacità di spesa e di attuazione delle politiche, sono in ritardo negli investimenti immateriali, nelle infrastrutture idriche e nella prevenzione dei rischi, mentre nelle zone rurali è meno avanzata la banda larga.

La Commissione esaminerà i conti pubblici italiani alla presentazione del Def nel mese di Aprile, contando anche su dati di contabilità più aggiornati: a seguire pubblicherà le sue raccomandazioni che potrebbero comportare anche l’adozione di una manovra correttiva.

Gli equilibri economici

 

 

Le immagini – chiave della situazione economica e sociale in Unione europea

Foto 1 Commissione europea

 

Commissione europea foto 2

 

L’attuazione delle riforme nei 28 Paesi dell’Unione europea

Commissione europea foto 3

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