La povertà, le disuguaglianze, la crisi sociale in Italia

La povertà degli italiani è entrata a regime nel sistema della contabilità di bilancio dello Stato (insieme ad altri 11 indicatori) ed è diventata, a partire dall’aprile 2018, uno degli elementi su cui fare simulazioni per ottenere le migliori prestazioni nelle scelte alternative di politica economica da parte dei Governi.

Un dato utile per conciliare l’attenzione dei cittadini alle scelte dei Governi: d’ora in poi i governanti dovranno rendere conto, prima al Parlamento e poi all’opinione pubblica, delle proprie decisioni ed azioni in termini di risvolto sociale.

Con questo passaggio l’Italia è all’avanguardia nel contesto internazionale: è il primo Paese che introduce questi dati nella programmazione economica e attribuisce loro un ruolo determinante nelle scelte e nel monitoraggio delle politiche pubbliche.

 

3 saranno i gruppi valoriali di riferimento da analizzare per le valutazioni di politica economica:

-i numeri di finanza pubblica (deficit, debito, ecc.),

-le cifre sulla disoccupazione,

– i nuovi dati sul “benessere sociale”, che comprendono, oltre all’indice di povertà, gli altri indicatori prelevati dal Bes dell’Istat (indici di benessere equo e sostenibile).

Questi tre macrogruppi potrebbero mostrare risultati differenziati, come accade per il 2017 dove si mostrano:

possibili rallentamenti nel futuro sviluppo economico (mentre a livello internazionale si paventano le prime possibilità di un’altra recessione),

occupazione in crescita ma che non ha ancora raggiunto i livelli pre-crisi 2008,

le conseguenze sociali in peggioramento dovute all’impatto della grave crisi finanziaria.

 

IL QUADRO SOCIALE

Il reddito medio è aumentato (pur restando 10 punti percentuali al di sotto del massimo prima della crisi), ma vi sono gravi problemi di equità ed inclusione: la disuguaglianza è aumentata e l’indice di povertà è peggiorato dall’inizio della crisi al 2017.

 

IL REDDITO MEDIO PRO-CAPITE

Il reddito disponibile lordo delle famiglie, sommato  ai servizi in natura forniti dalla Pubblica Amministrazione e dalle istituzioni sociali (istruzione e sanità), è in riduzione dal 2008 al 2013: dal 2014 tende a risalire.

Reddito disponibile reale.PNG

 

LA DISUGUAGLIANZA DEI REDDITI

La disuguaglianza dei redditi valuta la distribuzione della ricchezza monetaria (differenza tra gli agiati e la parte più povera della popolazione): si accentua dal 2007 al 2012 ed ha un ulteriore impennata tra il 2014 e il 2015.

Indice di disuguaglianza

 

La disuguaglianza è ovviamente maggiore nel Mezzogiorno.

Indice disuguaglianza per territorio

 

INDICE DI POVERTA’ ASSOLUTA

L’indice, ricavato dall’indagine sulle spese delle famiglie, era stato sinora l’unico indicatore preso come riferimento per la definizione delle politiche di contrasto all’esclusione sociale attuate nel Paese.

Dal 2008, anno di scoppio della crisi finanziaria, il tasso registra una costante tendenza al rialzo.

Persone in condizione di povertà assoluta

 

La maggiore povertà è distribuita nel Mezzogiorno.

Persone in povertà assoluta aree geografiche

 

Valutando la distribuzione della povertà per classi di età, aumenta il divario tra le classi più giovani e quelle più anziane (tra le quali si ha una sostanziale riduzione della povertà).

Persone in povertà assoluta da modificare

 

 

LA PARTECIPAZIONE AL LAVORO

Viene inserito nelle valutazioni anche il “tasso di mancata partecipazione al lavoro” (rapportando la somma di disoccupati e inattivi alla somma di forze lavoro tra i 15 e i 74 anni): nel periodo dal 2005 al 2014 questo tasso aumenta sempre, ad eccezione del 2006, e presenta andamenti similari tra uomini e donne. Dal 2014 inizia il trend in discesa.

Tasso di mancata partecipazione al lavoro

 

Anche la mancata partecipazione al lavoro ha una maggiore incidenza nel Mezzogiorno.

Tasso di mancata partecipazione al lavoro per aree geografiche

 

CONSIDERAZIONI

I dati introdotti nei documenti di bilancio presentano, essendo agli inizi, ancora importanti limitazioni:

*non rilevano i forti divari territoriali (dovrebbero essere scomposti in aree di livello regionale o almeno di macro aree),

*sono presenti indicatori che dovranno essere costantemente revisionati perché vi sia tra segnalazione del reale punto della situazione,

*dovranno essere completati con altri indicatori (anche di benessere soggettivo),

*dovranno essere tempestivi  e presentati entro il mese di febbraio (non aprile) in modo da contenere i dati definitivi dell’anno appena concluso: solo in tal caso la stesura del primo documento (in aprile) ne contemplerà appieno tutte le potenzialità.

Si tratta di un primo passo, fondamentale per le future scelte, determinante per la consapevolezza dei cittadini: come sostenuto dal Ministro Padoan, si tratta di uno sforzo degno di essere continuato ed allargato.

 

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