I confronti sul bilancio tra Ministero dell’Economia e Commissione Europea

9 novembre 2017

Con il Parlamento in procinto di approvare la legge di bilancio per il 2018, il 27 ottobre scorso la Commissione Europea evidenziava all’Italia il rischio che l’aggiustamento dei conti italiani per il 2017 e 2018 “anni presi insieme” deviasse dal percorso di risanamento.

La differenza tra Commissione europea e Italia nasce sul deficit:
se la Commissione avesse applicato rigidamente il patto di stabilità e crescita, si sarebbero dovuti fare aggiustamenti per 10,8 miliardi mentre l’Italia ne ha proposti 5,4 e ora la Commissione sembrerebbe paventare un “buco “ di 1,7 miliardi.

Il Ministero dell’Economia, nella sua risposta, ha evidenziato
– che esistono differenze di calcolo tra Italia e Commissione Europea sui parametri utilizzati per calcolare il disavanzo da correggere,
– che il Paese beneficerà nei prossimi anni di un aumento della produttività grazie alla legge annuale sulla concorrenza, al reddito di inclusione ed a svariati importanti provvedimenti su giustizia, pubblica amministrazione, diritto fallimentare (oltre che continuare su Industria 4.0 e Nuova Sabatini), decontribuzione dei giovani al Sud,

ribadendo che non c’è l’esigenza di correzioni ulteriori

anche perché nella richiesta di riduzione della spesa da parte della Commissione Europea non è stata considerata la spesa eccezionale della gestione migranti, in aumento in tempi recenti.

Oggi la Commissione Europea ha confermato che la crescita italiana nel 2017 ha avuto un scatto consistente: il Pil crescerà per quest’anno dell’1,5%, sostenuto da domanda esterna ed interna.

Crescerà meno, invece, il Pil per il 2018: 1,3% contro 1,5% previsto dal Governo.

Bruxelles ritiene che, per il 2018:
– l’export italiano potrebbe ridursi a causa dell’apprezzamento dell’euro,
– i consumi potrebbero decelerare e solo gli
– gli investimenti privati e pubblici aumentare (grazie ai buoni tassi di interesse e agli incentivi fiscali promossi dal Governo).

Il debito del 2018 è previsto dalla Commissione europea al 130,8% del Pil, mentre il Governo prevede il 130% (visione più ottimistica).

Il deficit del 2018 è previsto all’1,8% dalla Commissione, mentre il Governo lo prevede all’1,6%.

Erano già scarse le possibilità per il Governo di fare importanti manovre di sviluppo con la legge di bilancio del 2018
e questa attenzione da parte della Commissione europea sarà alla base della resistenza che il Governo opporrà ai vari gruppi parlamentari che faranno richieste da inserire nella prossima legge di bilancio.

La legge di bilancio è il quadro nel quale vanno inseriti i contenuti dei saldi di finanza pubblica su cui si tratta con la Commissione Europea (in buona sostanza si parte dai saldi per inserire le singole somme).

I vari “assalti” alla legge di bilancio in chiave elettorale sarebbero possibili solo fino a domani, termine ultimo per la presentazione degli emendamenti.

Men che mai, con la lettura data oggi dalla Commissione Europea, si potrà cedere ad acrobazie contabili:
la legge di bilancio tutto sarà, meno che “elettorale”.

E, molto probabilmente, data anche la ristrettezza dei tempi, potrebbe andarsi alla fiducia.

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