L’aggiustamento dei conti italiani

12 giugno 2017

Potrebbe scendere fino a 5 miliardi, dagli originari 13,5, l’aggiustamento dei conti di bilancio richiesto per il 2018.
Questa discesa permetterà di disinnescare e cancellare completamente le clausole di salvaguardia con le quali è in programma l’aumento dell’IVA nel 2018.

La prossima manovra di bilancio potrebbe non essere di enormi sacrifici: vi è stato un informale via libera ottenuto sulla richiesta del Ministro Padoan del 30 maggio in cui si è chiesto sostanzialmente uno “sconto” sull’aggiustamento dei conti che verrebbe fuori dall’applicazione delle attuali regole contabili europee.

Una delle battaglie più importanti che sono attualmente in essere presso la Commissione Europea riguarda infatti il criterio di calcolo per cui un Paese deve apportare correzioni ai propri conti di bilancio. In particolare, attualmente accade che se con determinati conteggi il Pil effettivo di un Paese resta lontano da quello che potenzialmente potrebbe raggiungere la sua economia, le regole chiedono meno correzioni. Se questa distanza tra Pil effettivo e Pil potenziale non viene riconosciuta dalla Commissione europea, il Paese è costretto ad apportare correzioni dei conti (come nel caso dell’Italia).

La Commissione non riesce a dedicarsi con attenzione a riformare questi criteri contabili anche a causa delle numero impressionante di tappe elettorali che si stanno susseguendo in Europa, ma la strada sembra essere in discesa.

In buona sostanza si deve rivedere tutto l’intreccio giuridico, normativo e regolamentare contabile costruito dopo la firma del Trattato di Maastricht.

Nelle raccomandazioni all’Italia emesse il 22 maggio 2017 non vi è una richiesta numerica per il bilancio del 2018, e tutto lascia pensare che vi sarà l’autorizzazione nei termini richiesti da Padoan.

Queste sono invece le indicazioni contenute nelle raccomandazioni per l’Italia:
– il trasferimento della tassazione dalla produzione (imprese e lavoratori) a settori che non condizionino la crescita (il patrimonio),
– la necessità di ridurre le agevolazioni fiscali,
– il riordino del sistema catastale. Si viene invitati a reintrodurre l’Imu, ma su questo il Ministro si è già espresso negativamente, sia perché la nostra economia è da sempre fortemente legata al mattone, sia perché non si possono considerare uguali tutti i Paesi in termini di tassazione. Nel nostro, infatti, oltre il 70% della popolazione vive in immobili di proprietà e non sarebbe opportuno riportare la tassazione su un così gran numero di contribuenti.
La Commissione europea invita ad attuare celermente la legge sulla concorrenza,
a ridurre la durata del processo civile,
risanare i bilanci bancari,
a decentrare la contrattazione sindacale a livello locale e svolgere politiche attive ed efficienti sul mercato del lavoro.

In buona sostanza una mano tesa per combattere il populismo e garantire la stabilità in vista delle elezioni del 2018.

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