Le elezioni e la scadenza del Governatore di Banca d’Italia

13 giugno 2017

Uno dei motivi per cui i partiti hanno cercato di metter mano alla legge elettorale per poter arrivare alle elezioni in autunno, è che il 3 novembre scadrà il mandato del Governatore della Banca d’Italia.

La nomina o il rinnovo del mandato sono disposti con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri in carica al momento, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri e sentito il parere del Consiglio Superiore della Banca d’Italia.

Il Consiglio Superiore della Banca è la rappresentanza dei soci che detiene le quote di Bankitalia, che per la nomina del Governatore si limita a recepire l’indicazione proveniente dal Governo. La nomina è dunque, un puro atto politico.

Il Governatore è colui che rappresenta la Banca d’Italia presso la Banca Centrale Europea, cioè il luogo dove si decide la politica monetaria di tutta l’area Euro.
E’ anche il punto di riferimento per il Governo per l’elaborazione della politica economica.

Nel mentre la Banca centrale europea controlla gli istituti bancari “significativi” per l’Eurozona, la Banca d’Italia mantiene la supervisione degli istituti minori cioè circa 450 banche italiane.
Una figura nevralgica delle istituzioni.

Visco potrebbe vedere rinnovato il suo incarico, a discrezione del Governo e per una volta sola.

A livello politico, di lui si ricorda che, quando a dicembre 2015 Matteo Renzi ipotizzava che gli arbitrati per i rimborsi di Banca Etruria, Banca Marche, Carichieti e Cariferrara fossero condotti dall’Anac, Visco fosse pronto a rimettere il suo mandato. Quanto di veritiero e non creato ad hoc per la stampa ci fosse in questo confronto, non è dato saperlo.
Vi è ugualmente da ricordare che una parte del finanziamento del reddito di cittadinanza (pari a circa 1 miliardo), sia stata programmata dai 5 stelle prelevando dagli Istituti che hanno visto rivalutata la loro partecipazione in base al decreto Imu – Bankitalia: questi istituti dovrebbero vendere la loro quota di partecipazione in Banca d’Italia e dovrebbero corrispondere allo Stato circa 1 miliardo di euro.

Lo snodo “Governatore” dunque è basilare in questo momento politico.

Mentre Draghi assisteva di persona all’ultimo discorso di Visco in qualità di Governatore della Banca d’italia, Berlusconi ipotizzava Mario Draghi quale futuro Presidente del Consiglio. Tutti hanno pensato ad una sorta di allineamento da parte del Pd e Forza Italia, sul futuro nome del Governatore di Bankitalia.

Ma cosa ha detto Visco nella sua relazione conclusiva di mandato del 31 maggio?

Che l’attivo di Banca d’italia negli ultimi 6 anni, grazie alle politiche monetarie della Bce, è aumentato di 440 miliardi e che Bankitalia ha aumentato il suo ruolo di fornitrice di servizi ad elevato contenuto tecnologico per il funzionamento delle piattaforme bancarie telematiche.

Nell’analisi degli anni della crisi Visco ha evidenziato che quelli recenti sono stati gli anni economici peggiori della storia italiana in tempo di pace, con risvolti ancor più gravi della crisi degli anni ’30: ciò è accaduto nonostante dallo scoppio della crisi le banche centrali abbiano inondato il mercato di liquidità ed abbassato i tassi per non irrigidire l’economia.

Ha ricordato che l’Italia non ha ristrutturato la posizione finanziaria delle sue banche quando nel 2011 era permesso dall’Europa, perché le condizioni di finanza pubblica in quel momento non lo permettevano e perché le banche nel frangente non erano esposte agli stessi rischi delle banche europee che venivano salvate (i rischi che derivavano da operazioni finanziarie particolari di finanza strutturata).

La crisi dei debiti sovrani si estendeva dunque nel 2011 alle banche e, conseguentemente, al settore produttivo, che vedeva bloccata l’erogazione dei crediti: il sistema si avvitava su sé stesso. Per l’Italia nel 2012 era previsto un calo del Pil dell’1,5% ma a consuntivo il Pil scendeva del 4,5%.

Solo le manovre correttive attuate dai governo italiano allora in carica riportavano lo spread italiano a livelli di normalità.

Visco ritiene che due elementi hanno bloccato e bloccano ancora il Paese: il debito pubblico e l’ammontare dei crediti “deteriorati” delle banche. Il primo non permette di fare investimenti, aumenta la percezione del rischio ed i costi per gli interessi, il secondo non permette la concessione di prestiti.
Per il debito, mantenendo la crescita intorno all’1% ed un saldo primario (entrate meno spese prima del pagamento degli interessi) pari al 4% (una differenza di circa 68 miliardi), si potrà arrivare a ridurre il rapporto tra debito e Pil entro 10 anni.
Per i crediti deteriorati bisogna costituire unità di gestione da parte delle banche che trattino separatamente questa problematica, lontano dalla loro attività ordinaria, o ci si rivolga alternativamente a gestori esterni, si vendano questi crediti il più possibile a valori di mercato, senza permettere agli operatori di fare stretta speculazione.

Sul mercato del lavoro, dopo aver evidenziato che il tasso di disoccupazione è raddoppiato dall’inizio della crisi finanziaria del 2007, Visco ha preso atto delle previsioni dell’Istat che nei prossimi 30 anni ha stimato che gli italiani tra 20 e 69 anni si ridurranno di 7 milioni. Questo comporterà che vi sarà una maggiore domanda assistenziale: anche per tali ragioni ritiene necessario un inserimento razionale ed efficace degli immigrati nelle funzionalità del Paese.

Auspica azioni di riforma soprattutto per le nuove iniziative imprenditoriali, l’eliminazione della barriere alla concorrenza, la semplificazione della gestione delle crisi aziendali ed un allineamento dei tempi della giustizia a livelli fisiologici.

In merito all’attività di vigilanza ha dichiarato che l’Istituto ha chiesto alle banche importanti rettifiche di valore sui crediti ritenuti deteriorati, ed ha sollecitato in tanti casi incrementi nel patrimonio bancario. Ha evidenziato che la crisi è andata a colpire soprattutto quegli istituti che avevano avuto comportamenti imprudenti ed erano già deboli patrimonialmente. Ritiene che la gestione delle crisi bancarie resti comunque a rischio ancora oggi, perché gli interventi in caso di crisi sono affidati ad una molteplicità di soggetti che sono tra di loro indipendenti: questa situazione non permette di attuare con rapidità gli interventi necessari per gestire le crisi. Ha evidenziato come l’attività di controllo sulle banche abbia permesso di restituire alla clientela circa 35 milioni di euro che erano stati impropriamente addebitati e che si sta collaborando con il Governo centrale per sviluppare una maggiore informazione finanziaria a favore dei cittadini.

Ha concluso il suo intervento auspicando:
*un bilancio comune dell’Unione europea, che possa garantire un adeguato sostegno alla ripresa economica (evidenziando che l’ipotesi di uscita dall’euro è un non problema in quanto non è la svalutazione ciò di cui necessita il Paese, visto che siamo in avanzo commerciale di oltre 51 miliardi);
* un maggiore coordinamento tra le autorità che controllano le crisi bancarie, in modo che queste possano prendere con tempestività le decisioni più idonee soprattutto nella gestione delle crisi bancarie.
Visco venne proposto e nominato dal Governo Berlusconi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑