Ancora qualche attrito prima dell’accordo finale

Per primo Bloomberg ha diffuso la notizia che il Governo italiano avrebbe ridotto il rapporto deficit/Pil al 2,04% dall’originario 2,4%: pochi istanti e lo spread è crollato a valori che non si vedevano ormai da diversi mesi

A seguire, il Presidente del Consiglio, nelle stesse ore impegnato in confronti serrati in seno al Consiglio Europeo, ha rilasciato la dichiarazione che la nuova proposta italiana riduceva di diversi miliardi il disavanzo di bilancio.

Non si conoscono i dettagli del deficit strutturale, sostanzialmente il primo valore attenzionato dalla Commissione Europea: il disavanzo programmato al netto degli effetti del ciclo economico e delle misure temporanee e una tantum (condoni, dismissioni di partecipazioni, ad es.).

Immediata la replica del Commissario agli affari europei Moscovici che ha prontamente rilevato come gli sforzi non siano ancora sufficienti: probabilmente sono proprio i valori strutturali quelli che non soddisfano la Commissione.

A tal proposito nei giorni scorsi si erano sviluppate critiche alla concessione di un deficit superiore al 3% alla Francia, ma le ragioni di tale atteggiamento sono chiare, immediate ed inequivocabili: sulla Francia non pesa un così ingente debito pubblico e, peraltro, fattore rilevante, ha programmato una discesa sostanziale del deficit strutturale per il prossimo triennio, cosa che non è per l’Italia.

Tra i punti nevralgici negativi della manovra è necessario ricordare:

-la mancanza di una rilevante revisione della spesa,

-la realizzazione di un deficit per sostenere spesa corrente di tipo assistenziale e non destinata allo sviluppo del sistema-Paese;

-la mancanza di spinte propulsive ed incisive sulle riforme necessarie per portare il Paese su un deciso tasso di crescita (burocrazia, istruzione, giustizia civile, tranne un’auspicabile revisione del Codice degli appalti).

La criticità del momento è evidenziata nei molteplici parametri negativi che sta attraversando il ciclo economico italiano:

*domanda interna che si sta indebolendo,

*aumento della sfiducia di imprese e consumatori,

*contrazione del tasso di crescita del Pil ad una velocità notevole.

Sebbene tali elementi possano essere consideranti importanti per l’ottenimento di una certa flessibilità, essi mettono ad ulteriore rischio il raggiungimento del Pil previsto dal Governo quantomeno per il 2019. Mancando la crescita, esploderebbe il rapporto deficit/Pil, procurando allarme per tutti gli osservatori e soprattutto per gli investitori.

Il termine ultimo per revisionare la manovra sarà il 19 dicembre, data in cui la Commissione deciderà sull’avvio della procedura di infrazione: l’eventuale avvio potrebbe portare a declassamento della posizione di rating italiana, con effetti a catena che si rivelerebbero devastanti.

Realismo e senso di responsabilità sin dall’inizio avrebbero evitato

~danni ai risparmiatori, alle banche, alle imprese in termini di maggior costo del credito,

~aumento dell’ incertezza economica che rilevante peso ha in questa fase di rallentamento globale dell’economia.

Nel frattempo nelle scorse settimane l’Eurogruppo ha stabilito alcuni nuovi riferimenti nelle regole Europee, in primis la ristrutturazione dei debiti pubblici eccessivi, unitamente alla possibilità di concessione dei prestiti a favore dei Paesi che dovessero subire shock esterni.

Il quadro di contorno e contenimento dei danni indotti dalle scelte italiane è pronto. Nel dubbio che i nostri principali attori di Governo ne abbiano consapevolezza.

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