L’Italia revisioni il suo progetto di bilancio

LA BOCCIATURA DELLA COMMISSIONE

La Commissione europea ha bocciato il documento programmatico di bilancio, concedendo all’Italia 3 settimane per riscriverlo ed allinearlo al contenuto del patto di stabilità, con l’alternativa di sottoporre il Paese ad una procedura per debito eccessivo.

L’Italia non ha rispettato soprattutto l’impegno al miglioramento del deficit strutturale dello 0,6%. Ha richiesto invece una deviazione dai parametri per un importo di 25 miliardi che non ha precedenti sulla storia del patto di stabilità e crescita.

L’intervento sulla legge Fornero, il condono fiscale e i suoi effetti deleteri, l’eccesso di previsioni positive e soprattutto gli effetti sugli altri Paesi rispettosi delle regole, sono alla base della bocciatura del documento, soprattutto nella sua parte di deficit strutturale, al quale sostanzialmente bisognerebbe apportare una riduzione di circa 15 miliardi.

L’Italia ha replicato di voler andare in controtendenza rispetto al Pil tendenziale previsto in discesa (da parte di tutti i maggiori organismi di valutazione internazionali dei conti pubblici) perché non vuole realizzare un andamento pro-ciclico. Ipotesi anche in ultima analisi corretta ma squilibrata nei numeri e nelle azioni da intraprendere.

Il 21 novembre la Commissione europea pubblicherà i dati sui bilanci degli Stati membri per trasmetterli al Consiglio europeo che le valuterà agli inizi di dicembre, mentre già agli inizi di novembre saranno pubblicate le previsioni sulle prossime stime economiche.

 

LA BOCCIATURA DI MOODY’S

Moody’s aveva avviato in primavera la revisione del rating, programmandolo per settembre e poi slittandolo ad ottobre in attesa del quadro di bilancio. L’Agenzia è intervenuta con un declassamento (in parte previsto nei mesi scorsi dai mercati finanziari) portando l’Italia all’ultimo livello prima del “non investment grade”: valutazione che viene fedelmente considerata dagli investitori che devono sottoscrivere i titoli del nostro debito.

Il giudizio tiene conto di alcuni elementi positivi del Paese: l’economia molto diversificata, una solida posizione commerciale con l’estero di parte corrente, ma soprattutto ha considerato gli elevati livelli di risparmio delle famiglie.

Il documento di bilancio non presenterebbe però un coerente programma di riforme che possa garantire una crescita su basi solide anche se a parole il Presidente del Consiglio aveva annunciato riforme foriere di importanti valori di crescita. Sono state proprio le previsioni di crescita eccessivamente ottimistiche ad aggravare il quadro di valutazione.

L’elevato debito rappresenta un elemento di elevata vulnerabilità a possibili shock e il programma di Governo (che ingloba le tre manovre populistiche cardine tutte inserite nel primo anno) potrebbero spingere il deficit oltre l’annunciato 2,4%, mentre gli investimenti programmati, pur valutati positivamente, non riuscirebbero a dare la spinta necessaria alla crescita.

Se si può pensare di attendere il giudizio di marzo che sarà emesso da Fitch, è atteso per domani il giudizio di Standard & Poor’s, forse al termine della giornata sui mercati.

 

SPREAD

I mercati chiedono, sin dal mese di maggio in cui si è formato il Governo,  un costo più alto per assicurare la copertura del debito italiano: quasi due miliardi in più per il 2018 e 6 miliardi in più per il 2019, oltre ai danni diretti ed indiretti che l’aumento del differenziale produce. E’ chiaro che l’aumento dello spread rischia di portare fuori controllo buona parte del quadro dei conti presentati.

Non bisogna inoltre sottovalutare certi automatismi che chiedono la vendita dei titoli da parte degli investitori quando questi raggiungano delle soglie di criticità.

Oltre allo spread sono aumentati i costi dei premi di rischio sia sui titoli di Stato che sui principali istituti bancari italiani.

Lo spread denota un calo di fiducia dei risparmiatori e quindi una sostanziale resistenza consapevole ai prospettati effetti positivi sulla crescita contenuti nella manovra di bilancio.

 

L’ITALIA NON HA L’APPOGGIO DEGLI ALLEATI DELL’UNIONE EUROPEA SU CUI CONTAVA

Dopo la lettera con cui apertamente il Governo italiano dichiarava di “aver violato le regole dell’Unione Europea”, i più importanti alleati politici del Governo hanno invitato l’Italia al rispetto delle regole e alla prudenza: ciò indica un’erosione della fiducia inizialmente riposta e che non ci saranno margini di trattativa al tavolo del Consiglio europeo nella gestione di questa ed altre complesse problematiche.

Né si può ingenuamente pensare che uscendo dall’Unione europea si possa ammorbidire la posizione di chi, con sacrificio, ha tenuto i conti in ordine sino ad oggi ed ha rispettato le regole: l’Italia si troverà isolata, sia dentro che fuori l’Unione Europea.

E l’Europa ha dimostrato di poter reggere anche con la fuoriuscita di un colosso finanziario come la Gran Bretagna.

L’Europa ha dimostrato di essere un continente che, unito, si attrezza.

 

LA BORSA HA UN ANDAMENTO TENDENZIALE VERSO LA DISCESA

Il mercato finanziario azionario scende in alcuni momenti al di sotto della soglia massima che segna l’inizio di un periodo di ribasso, risentendo in primo luogo sui titoli bancari, considerato l’automatismo che lega il rischio debito italiano con il rischio bancario dei detentori di titoli (per oltre 250 miliardi), che peraltro, devono aggiornare trimestralmente la quotazione di mercato dei titoli sottoscritti.

Le stesse banche si espongono a rischio downgrading nel momento stesso in cui la valutazione Paese scende di livello: è stato così che è arrivata la revisione al ribasso dei giudizi e delle performance future per diversi Istituti.

 

IL QUADRO DELL’ECONOMIA MONDIALE PEGGIORA

Con gli Stati Uniti destinati a rientrare del lungo periodo di espansione (con ciò indebolendo la domanda mondiale), gli attacchi commerciali in corso nei confronti della Cina, l’aumento tendenziale del costo del petrolio, la risalita dei tassi, il possibile futuro apprezzamento del dollaro che potrebbe indebolire tutte le economie, avrebbe dovuto essere adottato un comportamento precauzionale nella scrittura del quadro di bilancio.

 

LA BANCA CENTRALE EUROPEA RIDUCE I SUOI INTERVENTI

L’Italia con il suo progetto di bilancio ha trascurato anche di considerare il fatto che volge al termine la politica monetaria espansiva non convenzionale attuata dalla Bce: da ottobre fino a dicembre il Quantitative easing è passato a nuovi acquisti per netti 15 miliardi (ben lontani dagli iniziali 80 miliardi che hanno permesso all’Italia di risparmiare somme importanti per la spesa per interessi). Da gennaio 2019 la Banca Centrale reinvestirà peraltro soltanto l’importo dei titoli che andranno a scadenza, senza immettere nuova liquidità, oltre al fatto che per la fine del 2019 è previsto un primo rialzo dei tassi in linea con la tendenza positiva di ripresa dell’intera zona euro che potrebbe essere anticipato nelle valutazioni di mercato e contribuire alla riduzione delle quotazioni azionarie ed all’aumento dello spread.

 

I SEGNALI DEL GOVERNO

Nel difficile momento finanziario passano in mezzo alla confusione, agli errori, alla contraddizione e all’incoerenza, oltre a strappi istituzionali continui, le azioni di questo esecutivo che sta dando prova di gravi performances.

Oscurando le due figure più importanti, le due forze politiche sono divise nelle strategie e non possono che alzare l’obiettivo all’avvicinarsi di un importante impegno elettorale, a solo ed esclusivo danno dei cittadini.

Si rischiano i risparmi degli italiani, la loro sicurezza nell’ambito di un’Unione doganale e di un insieme di norme e regole, la stabilità garantita da un sistema finanziario che ha ampiamente protetto il Paese.

Non sono presenti tracce di stimolo alle politiche del lavoro che riuscirebbero a rimettere in piedi il Paese, soprattutto nelle aree in cui è rimasto più indietro.

Una politica che sino ad oggi è riuscita ad alimentare l’odio tra le persone dividendole ancora di più, prima di gettarle nel rischio finale.

 

IL GIUDIZIO DEL POPOLO

Di fronte a certi spettacoli sconcertanti è perfettamente inutile che i leader della coalizione di Governo possano pensare di uscire indenni dal giudizio dei cittadini: gli italiani terranno conto del senso di responsabilità che hanno avuto.

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