Grecia: dal default alla ripresa

L’Eurogruppo ha ratificato l’uscita della Grecia dal programma di aiuti: un commissariamento lungo e complicato durato 8 anni, che per un periodo ha messo in dubbio la sopravvivenza stessa dell’Eurozona.

 

Per risolvere la sua crisi, la Grecia ha dovuto affrontare questioni di bilancio, sociali e amministrative.

Gli aumenti dei salari avevano compromesso, nel tempo, la competitività del Paese,

il settore pubblico era autoreferenziale ed al servizio di sé stesso piuttosto che dei cittadini,

la reale entità del debito pubblico era stata in parte nascosta per poter entrare nell’euro (mentre alla scoperta della sua reale entità vi fu il definitivo declassamento dei titoli greci):

complessivamente, durante la crisi mondiale, il prodotto interno lordo era sceso (dal 2008 al 2015) del 28%.

 

Nonostante numerosissimi provvedimenti di riforma e misure di austerità anche socialmente dolorose, per diverse ragioni il Paese oggi comunque ha ancora bisogno di continui interventi normativi, non inerenti solo l’aspetto economico: non sono sufficienti le spinte innestate dal turismo, dal miglioramento dell’export e dalla ripartenza della produzione industriale.

Il Pil (che ha registrato una crescita del 1,4% nel 2017 ed è previsto all’1,9% nel 2018) non garantisce ancora la sistemazione definitiva dei fondamentali dell’economia:

la disoccupazione è ancora elevata ed è pari a circa il 20%,

-le famiglie in condizione di povertà sono il 20% (nonostante una parte del surplus di bilancio sia stato destinato al loro sostegno concreto),

-le pensioni si sono ridotte,

-il settore pubblico ha dovuto ridimensionare il numero di occupati,

-la sanità pubblica ha dovuto cancellare una parte del suo margine di azione.

Pil pro capite eurozona.PNG

(fonte Sole 24 ore, elaborazione Thomson Reuters)

EUrostat disoccupazione.PNG

(fonte Eurostat)

In 8 anni la Grecia ha ricevuto circa 270miliardi di aiuti, con prestiti bilaterali e tramite il Fondo salva Stati, nell’ambito di tre diversi interventi.

Nelle operazioni di finanziamento una parte delle risorse è andata anche indirettamente a tutelare le Banche di alcuni Paesi che erano particolarmente esposte sul debito pubblico greco: non tutti gli aiuti sono così confluiti nell’economia reale.

I capitali cinesi hanno avuto una parte importante nell’operazione di risanamento, intervenendo in due rilevanti operazioni: l’acquisto del Porto del Pireo e di una quota delle Ferrovie dello Stato (la Cina considera la morfologia greca quale base di transito per l’espansione della futura “nuova via della seta”).

 

Con l’accordo firmato ieri, finanziariamente, alla Grecia sono state ora garantite queste condizioni:

-un residuo debito di 110 miliardi verso il vecchio Fondo Salva Stati è stato diluito in ulteriori 10 anni,

-sono stati garantiti ulteriori 10 anni senza sanzioni in caso di mancato pagamento di rate del prestito,

-sono stati forniti ulteriori 15 miliardi per coprire le necessità finanziarie del 2019 dietro l’impegno di altre 80 riforme,

-sono stati approvati una serie di accordi per arrivare a cancellare una piccola parte del debito greco.

 

Con queste ultime decisioni la Grecia

potrà recuperare, a partire dal prossimo 20 agosto, la sua sovranità finanziaria tornando a collocare sul mercato titoli di Stato,

tornerà ad avere il controllo delle politiche economiche, purché si sottoponga ad una serie di check up mensili (non eccessivi per non destare sospetti da parte degli operatori finanziari) sulle sue decisioni ed azioni.

 

Dal default alla speranza di rinascita: per la Grecia, e per l’Europa.

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