Il costo del “silenzio” della Banca centrale europea

Il rialzo dei prezzi, monitorato dalla Banca centrale per le sue decisioni di politica monetaria, si è stabilizzato nel mese di Ottobre al 2,9% annuo, sicuramente una risultanza positiva rispetto al 4,3% di settembre 2023.

Vanno evidenziati, però, due elementi:

– parlando di riferimento annuo bisogna riportarsi ai valori di un anno fa, i quali nel mese di Ottobre 2022 vedevano i prezzi aumentare molto rapidamente, quindi si è di fronte ad una riduzione significativa ma relativa,

-il secondo aspetto, estremamente positivo, è che è in corso un forte rallentamento della componente energia, che in questi ultimi mesi è stato l’elemento dirimente che ha trascinato con sé tutto il fenomeno inflazionistico.

Attualmente l’inflazione acquisita nell’ambito europeo per l’indice generale dei prezzi nel 2023 è del 5,7%: ipotizzando che i prezzi restino fermi sino alla fine di dicembre e, considerando che all’inizio del 2023 l’inflazione era del 5,2%, la crescita di solo mezzo punto è in effetti da imputare alle politiche di contenimento da parte della BCE.

L’economia europea però è in stallo: lo stesso ex Premier ed ex Presidente della BCE ha prospettato per l’Eurozona la possibilità di entrare in recessione entro la fine dell’anno.

L’attuale situazione di incertezza geopolitica per via dei due conflitti in essere, ha come prima conseguenza il riverbero sulle scelte economico-finanziarie.

Anche il rallentamento cinese pesa sull’economia internazionale, a maggior incidenza su quello europeo.

L’Italia non cresce nel mese di Settembre, restando stabile rispetto ai tre mesi precedenti ma evitando di entrare in recessione tecnica (visto che il precedente trimestre è stato negativo).

Germania e Francia vedono contrarre il loro Pil.

Cala il potere d’acquisto delle famiglie, che si trovano a fronteggiare spese sempre maggiori per le utenze, non riescono a contrarre mutui per via degli elevati tassi, scende la fiducia delle imprese, che bloccano le proprie decisioni di investimento e vedono irrigidire i loro conti per via di tassi rilevanti.

 La BCE non ha annunciato prospettive di riduzione dei tassi, prospettando un sostanziale stallo nella politica monetaria almeno per i prossimi 2 trimestri.

Ha anzi “rimandato la palla” nel campo della politica fiscale, auspicando che, in assenza di un’unione fiscale, andrà nel breve concretizzato l’accordo sulla nuova governance fiscale post Covid degli Stati membri.

Il non annuncio da parte della Banca centrale europea è una questione altamente nociva per l’economia:  più le parole della Banca centrale devono essere interpretate, maggiore è la confusione che si crea nel sistema. L’incertezza amplifica le indecisioni di mercati, famiglie ed imprese, il rischio del pericolo rimane interrompendo gli auspici di ripresa.

L’Istat ha peraltro dichiarato che ad Ottobre la fiducia di famiglie ed imprese ha continuato a scendere, ad eccezione del settore delle costruzioni.

Non va dimenticato che la Banca centrale europea nel 2021 interpretò la dinamica inflazionistica come temporanea e tardò sino al marzo 2022 la prima azione restrittiva per il contenimento dei prezzi (riducendo gli acquisti di titoli ed iniziando l’aumento dei tassi) complicando, con il ritardo e l’intensità delle misure, gli effetti delle stesse sui mercati.

Non che gli Stati Uniti si stiano muovendo diversamente: anche Powell, presidente della FED, mantiene i tassi fermi ed al livello più alto degli ultimi 20 anni, ma non si sa fino a quando. Peraltro negli Usa la politica monetaria è strettamente legata al tasso di disoccupazione, attualmente inferiore al 4%, un valore che non può dirsi preoccupante.

Cittadini, mercati, imprese, restano in attesa di sapere quali saranno le strategie, pur sottoposte a condizione. L’ essenza stessa della politica monetaria, che dovrebbe rappresentare la bussola per l’economia, deve evitare in tutti i modi le interpretazioni soggettive e multi sfaccettate degli attori in campo, mitigando l’incertezza e stabilizzando le aspettative al fine di rendere semplici le decisioni, agevolandole con un’informazione adeguata. Il sistema economico ripone fiducia nel sistema finanziario, in modo che si agevoli la ripresa economica: una buona comunicazione permette una transizione fluida dei processi, anche per agevolare i futuri cambiamenti di impostazione della politica monetaria.

E’ richiesta collaborazione, insomma.

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