Proiezioni per il 2021 e Recovery Plan: la presentazione della nota di aggiornamento al DEF

La nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza approvata dal Consiglio dei Ministri il 6 ottobre è il documento fondamentale per predisporre la legge di bilancio: esamina infatti i risultati del Paese per il 2020 dopo gli effetti nefasti della pandemia e lo scenario economico dei prossimi anni.

Due sono i punti prospettici previsti dal Ministero dell’Economia: quello normale, con un andamento del Covid19 sotto controllo, che porterà ad una contrazione del Pil per il 2020 del 9% con un “rimbalzo” del 6% per il 2021, e, data l’incertezza, uno scenario avverso (come ipotizzato anche nel Def di aprile 2020) con un possibile peggioramento del quadro sanitario, l’introduzione di una nuova serie di misure precauzionali (meno impattanti, comunque, di quelle adottate nel cuore della pandemia), una correlazione con peggiori sviluppi anche negli altri Paesi, sino all’arrivo di un vaccino per la primavera del 2021. In tale secondo scenario la contrazione del Pil potrà arrivare al 10,5% ed il rimbalzo del 2021 salirà solo fino all’1,8%.

Tutti gli indicatori economici di finanza pubblica mostrano gli effetti delle difficoltà che hanno dovuto affrontare imprese, famiglie e lavoratori: alla fine del 2020 il rapporto debito/Pil salirà sino al 158% (dal 134,6% del 2019) a causa del crollo del Pil, delle entrate fiscali e per via del fatto che la politica espansiva programmata in bilancio per il 2020 non ha avuto luogo. Il Governo mette nero su bianco un’auspicabile riassorbimento del debito creato nel 2020 nell’arco di un decennio, con la possibilità di programmare un aggiustamento più rapido del rapporto debito/Pil una volta superata l’emergenza pandemica a mezzo del miglioramento futuro del saldo primario, a parità di altre condizioni.

Nel cuore delle prospettive macroeconomiche del nostro Paese c’è l’ancoraggio al piano Next Generation EU, lo strumento che permetterà l’afflusso nel nostro Paese di complessivi 209 miliardi, che andranno a sommarsi ai 27,4 miliardi del fondo SURE ed agli ancora possibili 36 miliardi del MES.

Come noto, il Recovery Plan (abbreviazione di Recovery and resilience facility) è parte fondamentale del piano Next generation Eu e si compone di prestiti e sussidi a fondo perduto.

I sussidi aiuteranno a limitare la crescita di deficit e debito e potranno essere destinati a progetti di spesa in aggiunta a quelli già programmati: incremento degli investimenti della Pubblica Amministrazione, sostegno indiretto ad investimenti privati, spese per istruzione e formazione, ricerca, innovazione e digitalizzazione.

I prestiti andranno a finanziare spese già programmate, non solo a lungo termine ma anche di parte corrente.

Tra il 2021 ed il 2023 dovrebbe essere utilizzato dall’Italia almeno il 70% delle risorse disponibili, mentre la parte residua sarà utilizzata tra il 2024 ed il 2026.

La spinta alla ripresa economica nei primi mesi del 2021 arriverà comunque dalle risorse proprie della legge di bilancio: per il primo anno l’incidenza del Next Generation Eu sulla crescita del Pil è stimata solo intorno allo 0,3%, per il 2022 è previsto lo 0,4% mentre per il 2023 lo 0,8% del Pil.

Le previsioni della nota di aggiornamento al Def, generalmente triennali, questa volta si spingono su un arco temporale esteso fino ai prossimi 6 anni: ed è proprio l’impulso iniziale dato dalle risorse del Recovery Plan che porterà il Pil reale a raggiungere quota +1,8%, +1,5% e +1,4% negli anni dal 2024 al 2026. Gli effetti dell’utilizzo del Fondo non saranno dunque di impatto immediato trattandosi di spese di investimento ed anche perché la partenza effettiva del piano sarà tra giugno e settembre 2021. Il tasso di crescita si svilupperà in misura rilevante, pertanto, dal 2023 in poi.

I fondi del Recovery Plan saranno distribuiti dall’Unione europea sulla base dei piani nazionali che saranno approvati prima dalla Commissione europea e successivamente dal Consiglio Europeo: tutte le erogazioni prevedono il rispetto delle raccomandazioni Paese e la realizzazione di importanti riforme ed investimenti.

Attualmente devono ancora essere approvati sia il regolamento del Fondo che la proposta sullo stato di diritto, mentre le regole attuative dovrebbero essere definite per l’inizio del nuovo anno.

Il Recovery Plan italiano sarà presentato a seguire, probabilmente per gli inizi del 2021 ed, in ogni caso, non oltre la scadenza di aprile 2021 prevista dal semestre europeo: attualmente in Commissione alla Camera è in corso  l’individuazione delle priorità di utilizzo delle risorse finanziarie del Fondo.

La politica di bilancio italiana per il triennio 2021 – 2023 inserita nella nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza avrà comunque le seguenti priorità:

-continuare a sostenere i lavoratori ed i settori produttivi più colpiti da Covid19, almeno per tutta la durata della pandemia,

– valorizzare tutte le risorse messe a disposizione dal piano Next Generation EU,

-rafforzare gli interventi a sostegno della ripresa del Mezzogiorno, evitando che si accentuino le disparità tra le diverse aree del Paese,

-implementare una riforma fiscale che migliori equità, efficienza e trasparenza del sistema tributario,

– destinare le risorse pubbliche verso un miglioramento del benessere dei cittadini, dell’equità e della produttività dell’economia,

– rientrare dalla crisi pandemica e programmare la riduzione del rapporto debito/Pil.

La politica economica italiana passerà dunque, progressivamente, dalla fase di protezione ed assestamento del tessuto economico, a quella in cui ci si concentrerà sul rilancio della crescita.

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