L’intervento del Governatore della Banca d’Italia è una delle prime espressioni italiane ufficiali sulle conseguenze del conflitto in Medio Oriente.
Riconoscendo come il conflitto sia causa di interruzioni senza precedenti nelle catene di fornitura energetica globali, dichiara apertamente che, anche in caso di rapida cessazione delle ostilità, il ritorno alla normalità sarebbe necessariamente lento per via del non immediato ripristino dell’operatività estrattiva nonché della ripartenza della filiera logistica.
Le tensioni sui mercati energetici comportano impatti immediati su inflazione e crescita, contribuendo a destabilizzare i sistemi finanziari.
L’inflazione viene presentata per il 2026 al 2,6%, aprendo alla possibilità che una durata ancora lunga del conflitto possa portarla ad oltre il 4%: il rischio di rallentamento dell’economia è reale.
Sono soprattutto i Paesi fortemente indebitati a rischiare in caso di aumento di inflazione ed aumento dei tassi: in generale le vulnerabilità strutturali tenderanno ad amplificare lo shock.
L’Unione europea in questo nuovo contesto ha visto emergere le sue criticità strutturali: anche se gli scambi internazionali tendono a riorganizzarsi collegando maggiormente Paesi geopoliticamente “affini”, sono emerse la forte dipendenza energetica, enormi ritardi nei settori tecnologici, difficoltà nel trasformare i successi tecnologici in pratici successi industriali.
Per poter agire efficacemente l’Unione europea deve snellire i suoi meccanismi decisionali e completare il proprio sistema finanziario, in modo da attrarre investitori internazionali e dare un maggiore ruolo all’euro.
L’Unione non dovrà solo reagire agli shock ma, basando la propria azione sui propri valori fondanti, dovrà dotarsi di una propria autonomia strategica, diversificando i mercati e dotarsi di agilità nella tempistica di reazione e coordinamento.
I recenti accordi adottati in sede dell’Unione vanno tutti in questa direzione:
Mercosur, che elimina dazi su oltre il 95% degli scambi tra Paesi UE ed Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay,
India, che tenderà a ridurre dazi su molti beni oltre che facilitare l’accesso dell’Unione all’approvvigionamento di materie prime critiche (rame, litio),
Messico, con la cancellazione dei dazi sui prodotti europei,
Australia, Tailandia Filippine, ancora in corso di scrittura, ma che faciliteranno la diversificazione dei mercati e gli approvvigionamenti,
L’Italia e l’Europa devono continuare a restare “aperte” rafforzando la coesione e l’azione comuni.
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